Dopo un possibile probema del sistema propulsivo che aveva costretto il team a rinviare la manovra per inserire la navicella nell'orbita definitiva attorno a Giove, Juno era entrata in safe mode il 19 ottobre alle 5:47 UTC, stato che viene attivato se il computer di bordo percepisce qualche anomalia. In tal caso la strumentazione scientifica e alcuni componenti non essenziali vengono spenti mentre i pannelli solari vengono puntati verso il Sole per garantire l'alimentazione.
Le cause sono ancora sotto indagine ma il riavvio dei sistemi è stato eseguito con successo e la sonda è subito apparsa in buona salute. Purtroppo, però, come da procedura, non è stato possibile raccogliere nessun dato durante il Perigiove 2 mentre girava la diagnostica e bisognerà aspettare l'11 dicembre per il prossimo fly-by (massimo avvicinamento alle 17:03 UTC).
Quando il safe mode si è attivato "eravamo ancora piuttosto lontano dalle fasce di radiazione più intense e dai campi magnetici del pianeta. La sonda è sana e stiamo lavorando sulla nostra procedura di recupero standard", aveva dichiarato Rick Nybakken, project manager della missione al Jet Propulsion Laboratory della NASA.

Il 24 ottobre alle 5:05 UTC, Juno è uscita dal safe mode ed il 25 ottobre alle 1:51 UTC, ha utilizzato i suoi propulsori secondari per modificare l'assetto orbitale in previsione del prossimo passaggio ravvicinato su Giove.
"Juno è uscita dal safe mode come previsto, è sana e sta rispondendo a tutti i nostri comandi", ha commentato Nybakken.

L'accensione è durata poco più di 31 minuti, ha cambiato velocità orbitale di Juno di circa 2,6 metri al secondo e consumato circa 3,6 chilogrammi di propellente.

Nubi di Giove viste con il Microwave Radiometer (MWR)

Le nubi di Giove viste con il Microwave Radiometer (MWR). Lo strumento può penetrare per un paio di centinaia di chilometri nell'atmosfera del pianeta come una cipolla che viene sbucciata a strati per vedere l'interno.
Crediti: NASA/JPL-Caltech/SwRI/GSFC

"Siamo tutti eccitati e impazienti per il prossimo passaggio vicino a Giove", ha dichiarato Scott Bolton, ricercatore principale di Juno del Southwest Research Institute di San Antonio. "La scienza raccolta finora è stata veramente sorprendente".