Scritto: Giovedì, 02 Novembre 2017 05:14 Ultima modifica: Giovedì, 02 Novembre 2017 06:18

Dawn: possibile oceano globale su Cerere


I dati rilevati dalla sonda della NASA Dawn suggeriscono che il pianeta nano Cerere potrebbe aver avuto un oceano globale sotterraneo nella sua storia.

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A sinistra, Cerere fotografata da Dawn durante le orbite a 1470 chilometri di quota; a destra, una mappa di gravità del pianeta nano (il rosso indica i punti dove  forza gravitazionale più forte). A sinistra, Cerere fotografata da Dawn durante le orbite a 1470 chilometri di quota; a destra, una mappa di gravità del pianeta nano (il rosso indica i punti dove forza gravitazionale più forte). Crediti: NASA/JPL-Caltech/UCLA/MPS/DLR/IDA

La missione ha dimostrato che la crosta di Cerere è una miscela di ghiaccio, sali e materiali idrati, sottoposti ad attività geologica passata e, forse, recente.
Ora, due studi collegati, suggeriscono che questi elementi sono le prove di un antico oceano globale ma dimostrano anche, che ancora oggi, c'è uno strato più morbido e facilmente deformabile sotto l'involucro esterno. Questo potrebbe rappresentare la prova del mare sotterraneo.

Gli scienziati hanno studiato l'interno del corpo analizzando le piccole variazioni di gravità indotte sulla navicella mentre questa vi orbita attorno.

La prima ricerca, guidata da Anton Ermakov, ricercatore al JPL e pubblicata sulla rivista Journal of Geophysical Research, sostiene che Cerere potrebbe essere ancora geologicamente attiva o se non altro, lo è stata in un passato recente.
Tre crateri, Occator, Kerwan e Yalode, e la montagna solitaria Ahuna Mons, sono tutti luoghi associati ad "anomalie di gravità".

"Cerere ha un'abbondanza di anomalie gravimetriche associate a caratteristiche geologiche eccezionali", fa notare Ermakov.
Nei casi di Ahuna Mons e Occator potrebbero rappresentare espressioni diverse del criovolcanismo.

Ma se il documento dimostra che la densità della crosta è relativamente bassa, più vicina a quella del ghiaccio che della roccia, un'analisi condotta da Michael Bland dell'U.S. Geological Survey, indica che il ghiaccio è troppo morbido per essere la componente dominante nella forte crosta del pianeta nano.

Quindi, come può la crosta di Cerere essere leggera come il ghiaccio in termini di densità ma contemporaneamente molto più forte?

Il secondo studio, pubblicato sulla rivista Earth and Planetary Science Letters e guidato da Roger Fu dell'Università di Harvard a Cambridge in Massachusetts, ha esaminato la crosta, la sua composizione e l'interno di Cerere, partendo dalla topografia.
I risultati dimostrano che l'involucro del pianeta nano deve essere una miscela di ghiaccio, sali, roccia e un componente aggiuntivo, forse clatrati idrati (una gabbia di molecole d'acqua che circonda una molecola di gas). Questa struttura è 100-1000 volte più forte del ghiaccio d'acqua, pur avendo quasi la stessa densità.

I ricercatori credono che il pianeta nano abbia avuto caratteristiche topografiche più pronunciate in passato: la modellazione superficiale che ha disegnato il volto che vediamo oggi, è stata possibile grazie ad una crosta ad alta resistenza poggiata su uno strato più deformabile, cioè una massa d'acqua.

La squadra ritiene che, oggi, la maggior parte dell'oceano antico di Cerere sia congelato e legato alla crosta ma potrebbe esserci ancora del liquido residuo.

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Elisabetta Bonora

Sono una image processor e science blogger appassionata di astronomia, spazio, fisica e tecnologia, affascinata fin da bambina dal passato e dal futuro.
Nella vita lavorativa mi occupo di web, marketing e comunicazione, digital marketing.
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