Scritto: Mercoledì, 04 Settembre 2013 05:48 Ultima modifica: Mercoledì, 04 Settembre 2013 07:57

NASA Cassini: la potenza esplosiva della tempesta di Saturno


La grande tempesta che si è formata su Saturno nel 2010, più grande di qualsiasi altro fenomeno osservato sul pianeta, ha già catturato l'attenzione degli scienziati per la sua intensità, turbolenza e longevità.

Ora, un nuovo articolo pubblicato sulla rivista Icarus, svela un ulteriore aspetto della sua potenza esplosiva: l'energia liberata è stata in grado di sfornare ghiaccio d'acqua da grandi profondità.

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Saturno - la tempesta del 2010

Credit: NASA/JPL-Caltech/SSI/University of Arizona/University of Wisconsin

La grande tempesta che si è formata su Saturno nel 2010, più grande di qualsiasi altro fenomeno osservato sul pianeta, ha già catturato l'attenzione degli scienziati per la sua intensità, turbolenza e longevità.

Ora, un nuovo articolo pubblicato sulla rivista Icarus, svela un ulteriore aspetto della sua potenza esplosiva: l'energia liberata è stata in grado di sfornare ghiaccio d'acqua da grandi profondità.

Rilevata per la prima volta il 5 dicembre 2010, è stata una delle più grandi tempeste su un altro pianeta visibile con telescopi amatoriali da Terra. E' cresciuta in poco tempo circondando Saturno a circa 30 gradi di latitudine nord per 300.000 chilometri. Fa parte delle grandi tempeste che si formano ogni anno saturniano (che equivale a circa 30 anni terrestri) e continua ad essere studiata dagli scienziati perché la comprensione delle dinamiche di questi imponenti fenomeni permette di migliorare la conoscenza dei modelli utilizzati per l'atmosfera terrestre.

I recente risultati si basano sui dati raccolti il 24 febbraio 2011 dallo spettrometro visivo ed infrarosso VIMS (Visual and Infrared Mapping Spectrometer) a bordo della sonda della NASA Cassini.

"La nuova scoperta della Cassini mostra che Saturno può dragare il materiale da più di 160 km" ha detto il co-autore dello studio Kevin Baines, che lavora presso l'Università del Wisconsin-Madison e il Jet Propulsion Laboratory della NASA, Pasadena, California.

Mentre le lune di Saturno sono ricche di ghiaccio d'acqua, la sua atmosfera è costituita prevalentemente da idrogeno ed elio: le cime delle nubi superiori sono per lo più di cristalli ghiacciati di ammoniaca.
Sotto, gli studiosi ritengono che ci sia uno strato di idrosolfuro di ammonio e acqua, presente ma non in grandi quantità.
Il tutto è ricoperto dal velo superiore della troposfera, di composizione quasi sconosciuta, che oscura il pianeta.

Recenti studi hanno discusso e provato che l'acqua esiste anche negli strati superiori dell'atmosfera di Saturno e proviene dagli anelli: l'erosione delle particelle che compongono gli anelli ghiacciati di Saturno, forma molecole d'acqua che ricadono in alcune zone del pianeta ("PIOVE SU SATURNO: TUTTA COLPA DEGLI ANELLI").

La tempesta del 2010 però ha offerto un'opportunità di studio unica: ha interrotto i vari strati ("SEMPRE MENO SEGRETI PER LA GRANDE TEMPESTA DI SATURNO"), facendo risalire vapore acqueo condensato e congelato.

Il team ha scoperto che le particelle nella parte superiore della grande tempesta sono composte da un mix di tre sostanze: ghiaccio d'acqua, ghiaccio di ammoniaca e un terzo elemento incerto, forse idrosolfuro di ammonio.
I cristalli di ghiaccio si rivestirebbero di queste sostanze volatili durante l'ascesa, al diminuire della temperatura.

Alla fine queste tempeste differiscono da quelle terrestri solo in scala: fenomeni convettivi sulla Terra, spingono aria e vapore acqueo in alto nell'atmosfera, formando torreggianti nuvole temporalesche.

Ultima nota personale.
Alla luce di queste recenti scoperte, forse Saturno potrebbe riservare ancora qualche sorpresa: in determinate condizioni, i veri colori delle aurore potrebbero essere molto simili a quelli terrestri, oltre ogni aspettativa.

Read 1899 times Ultima modifica Mercoledì, 04 Settembre 2013 07:57
Elisabetta Bonora

Sono una image processor e science blogger appassionata di astronomia, spazio, fisica e tecnologia, affascinata fin da bambina dal passato e dal futuro.
Nella vita lavorativa mi occupo di web, marketing e comunicazione, digital marketing.
Dedico il tempo libero alla mia dolcissima bimba Sofia Vega, a questo sito (creato nel 2012 in occasione dello sbarco del rover Curiosity su Marte) ed al processing delle immagini raw scattate dalle sonde e dai rover inviati nel nostro Sistema Solare "per esplorare nuovi mondi, alla ricerca di nuove forme di vita, per arrivare là dove nessuno è mai giunto prima!" ...Ovviamente, è chiaro, sono una fan di Star Trek!

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