NASA Cassini VIMS - laghi su Titano

Credit: NASA/JPL-Caltech/University of Arizona

Analizzando la superficie di Titano, la grande luna di Saturno, nel corso degli anni, la sonda della NASA Cassini ha confermato la longevità dei laghi di idrocarburi.

Un team di ricerca, guidato da Christophe Sotin del NASA Jet Propulsion Laboratory di Pasadena, California, ha sviluppato un modello in base al quale, la fornitura di metano su Titano potrebbe volgere presto al termine, abbastanza velocemente su scale temporali geologiche.

Lo studio sui laghi ha permesso anche di individuarne dei nuovi, confrontando le immagini catturate dallo spettrometro di mappatura visibile ed infrarossa VIMS (Visual and Infrared Mapping Spectrometer), a bordo della sonda della NASA Cassini, a partire da giugno 2010.

Titano è l'unico altro mondo del nostro Sistema Solare, oltre alla Terra, ad avere liquido stabile in superficie.
Gli scienziati pensano che il metano sia al centro di un vero e proprio ciclo così come l'acqua sulla Terra: il metano esiste come ghiaccio, come vapore nell'atmosfera e scorre, modella, evapora e ricade nuovamente sulla superficie sotto forma di pioggia.

Tuttavia, i laghi sembrano avere forme coerenti, pressoché immutate nel corso degli anni e questo suggerisce che l'evaporazione avviene molto lentamente, troppo per sostenere un ciclo del metano.

Il team ha potuto stimare con precisione i serbatoi di metano presenti in atmosfera, in superficie e nel sottosuolo.

Così, poiché il metano tende ad evaporare molto rapidamente, i ricercatori ritengono che i laghi su Titano siano piuttosto dominati dall'etano, che ha invece un'evaporazione più lenta.
Inoltre, non si dovrebbero riempire così in fretta considerato che, nel corso di questi anni di missione, le piogge osservate sono state abbastanza rare.

L'ipotesi del team è che il metano su Titano provenga da una gigantesca esplosione, causata forse da un impatto, eoni di anni fa, che continua ancora oggi a rifornire di metano la luna di Saturno ma che ovviamente, o prima o poi, esaurirà le sue scorte.

"Stiamo assistendo ad un Titano attivo la cui chimica attiva può finire in alcune decine di milioni di anni", ha detto Christophe Sotin.

Sembra proprio che, alla fine, Titano rimarrà a corto di metano.

Il metano è costituito da atomi di carbonio ed idrogeno: faceva sicuramente parte delle fasi di formazione della luna quando è nato il nostro Sistema Solare, 4,6 miliardi di anni fa. Si muove dall'interno verso l'atmosfera di azoto, fino a raggiungere gli strati più alti dove la luce del Sole spezza i legami molecolari. Quello che ne resta contribuisce a formare quella sorta di aerosol, individuato dalla sonda Cassini e dalla Huygens dell'ESA, nell'atmosfera e sulla superficie. Con il corso del tempo, il metano diminuirà mentre aumenteranno i prodotti derivati che si andranno a distribuire nell'atmosfera e al suolo.

La chimica dinamica presente su Titano produce molecole prebiotiche simili a quelle che esistevano sulla Terra primordiale. 

"Le scoperte fatte dalla Cassini hanno rivoluzionato la nostra comprensione del Titano", ha detto Sotin.
"Hanno aperto nuove strade per la ricerca di mondi abitabili intorno a esopianeti. Hanno anche innescato nuove domande sui processi di scambio tra l'interno e l'atmosfera - e sulla composizione di queste particelle organiche - alle quali solo le future missioni verso Titano potranno dare una risposta".