La prima era apparsa nel Ligeia Mare, a 78° N, 123° E, a luglio 2013, mutata e poi di nuovo scomparsa nelle riprese successive. Un secondo elemento simile era stato individuato l'anno successivo anche nel Kraken Mare.
Questi fenomeni dimostrano la natura dinamica dei mari di Titano, tutt'altro che stagnanti.

Escluso categoricamente che fosse un artefatto nei dati, diverse sono state le soluzioni proposte:
- poteva trattarsi di onde formate dai venti nell'emisfero settentrionale e scambiate dal radar della Cassini per un'isola fantasma;
- poteva trattarsi di bolle in superficie formate dai gas provenienti dal fondale;
- oppure, di blocchi sommersi e congelati durante l'inverno, diventati più vivaci con l'innalzarsi delle temperature, tanto da risalire in superficie;
- o ancora, materiale sospeso, né sommerso, né galleggiante, simile al limo in un delta terrestre.

Il curioso elemento appare luminoso nelle immagini SAR rispetto allo sfondo scuro del mare.
Per l'Isola Magica del Ligeia Mare, gli scienziati sono riusciti ad ottenere cinque riprese nel corso degli ultimi anni: 2007, 2013, 2014 e l'ultima dell'11 gennaio 2015, a sinistra nell'immagine in apertura. La caratteristica è evidente nelle immagini del 2013 e del 2014, cambiando forma e raddoppiando quasi le sue dimensioni da un anno all'altro ma, non è presente nelle altre. Nel riquadro a destra una vista completa del Ligeia Mare, che è il secondo mare di idrocarburi liquidi più grande di Titano, con una superficie totale di circa 130.000 chilometri quadrati.
Analizzando tale evoluzione, ora gli scienziati sono sempre più convinti che le variazioni di luminosità del fenomeno nel corso del tempo siano dovute ad onde, solide sopra o sotto la superficie come bolle, piuttosto che ad eventi mareali in grado di modificare il livello ed il fondale marino.

Il team ha in programma un'altra osservazione di questa regione durante l'ultimo passaggio ravvicinato della Cassini su Titano ad aprile 2017 e chissà se l'Isola Magica si farà fotografare ancora una volta.