Alcuni archi rossi erano già stati osservati dalla sonda nel corso della missione.
Quella in apertura, ad esempio, è una nostra elaborazione del 14 aprile 2012, quando la Cassini aveva sorvolato la luna avvicinandosi fino a 9.100 chilometri, il miglior flyby dopo il 2005. Nell'immagine, composta con i filtri IR1 (infrarosso), GRN (verde) e UV3 (ultravioletto), disponibile in dimensioni originali sul nostro album di Flickr, avevamo ulteriormente enfatizzato la vistosa caratteristica.

Tuttavia, il passaggio ravvicinato del mese di aprile 2015 ha mostrato un primo piano inedito delle zone settentrionali, ora meglio illuminate rispetto alle fasi iniziali della missione..

Archi rossi su Tethys

Striature rossastre su Teti.
Questa immagine è stata composta con i filtri infrarosso, verde ed ultravioletto.

Il giallo sulla sisnistra è il risultato di un'alterazione della superficie della luna causato dell'interazione con le particelle ad alta energia della magnetosfera di Saturno.
L'area di Teti ripresa in questa composizione, realizzata con le immagini raw riprese l'11 aprile 2015, corrisponde ai 30 gradi di latitudine nord, 187 gradi di longitudine ovest e misura 490 per 415 km.

Credit: NASA/JPL/Space Science Institute

Teti è in rotazione sincrona attorno a Saturno per cui rivolge al pianeta sempre la stessa faccia: quello che stiamo guardando in queste foto è l'emisfero posteriore della luna. Qui sotto, la posizione indicativa Cassini - Teti - Saturno per l'11 aprile 2015.

Teti - 11 aprile 2015, simulazione

Affiancando le due riprese globali, del 2012 e del 2015, realizzate utilizzando gli stessi filtri infrarosso, verde ed ultravioletto, sembra però che gli archi rossi appaiano solo sotto specifiche incidenze dei raggi di luce solare.

Teti 2012 - 2015

Qui sopra, due mosaici globali di Teti. Quello a sinistra, del 2012, è disponibile in dimensione originali sul nostro album di Flickr a questo link; quello a destra, del 2015, a questo link. Quest'ultimo è stato ridimensionato e ruotato in questa composizione per rendere la vista simile.
Le due immagini non sono state elaborate simultaneamente ma a distanza di circa tre anni l'una dall'altra, quindi è probaile che possano esserci differenza dovute al processing. In ogni caso, a questa scala, le caratteristiche rossastre non sono visibili nello scatto del 2015.
Credit: NASA/JPL/Space Science Institute - Processing: Elisabetta Bonora & Marco Faccin / aliveuniverse.today

L'origine delle striature e del loro colore rossastro è un mistero per gli scienziati.
Un'ipotesi al vaglio è che potrebbe trattarsi di ghiaccio esposto contenente impurità chimiche, o potrebbe essere il risultato di un degassamento dall'interno di Teti. Oppure, potrebbero essere associate a caratteristiche simili a fratture, non risolte a questa scala dalle immagini.

Fatta eccezione per alcune tinte nei crateri di Dione, il rosso è un colore piuttosto raro sulle lune di Saturno, mentre è ben evidenti sulla giovane superficie di Europa, la luna di Giove.

"Gli archi rossi devono essere geologicamente giovani perché hanno tagliato i lineamenti più vecchi come i crateri da impatto ma non conosciamo la loro età", ha detto Paul Helfenstein, del team di imaging della Cassini presso la Cornell University di Ithaca, New York. "Se la macchia è solo un sottile rivestimento colorato sul terreno ghiacciato, l'esposizione all'ambiente spaziale sulla superficie Teti potrebbe cancellarla su scale temporali relativamente brevi".

Ora, il team sta pianificando delle osservazioni di follow-up per la fine di quest'anno.
"Stiamo progettando uno sguardo ancora più da vicino di uno degli archi rossi di Teti per il mese di novembre, per vedere se siamo in grado di catturare la fonte e la composizione di questi segni inusuali", ha detto Linda Spilker, scienziato della missione al Jet Propulsion Laboratory della NASA a Pasadena, in California.