Le primi immagini mostrano la luna ancora in lontananza con Saturno imponente sullo sfondo ed una intrusa in alto a destra, Encelado.

Dione Santurn and Pandora on June 16, 2015

Dione Santurn and Enceladus on June 16, 2015
Credit: NASA/JPL/Space Science Institute - Processing: Elisabetta Bonora & marco Faccin / aliveuniverse.today

Il sorvolo D5 è stato dedicato principalmente alla "gravity science".
Dione è il secondo satellite di Saturno di medie dimensioni per densità, cioè è una luna che contiene quantità rilevanti di materiale roccioso, a differenza di Tethys che è composta quasi interamente di ghiaccio d'acqua. Con queste misurazioni gli scienziati cercheranno di capire come la roccia è distribuita al suo interno, se è concentrata in un nucleo o indifferenziata come Rhea. D'altra parte, alcuni indizi suggeriscono che un tempo Dione fosse come Encelado ed avesse un oceano sotterraneo.
Contemporaneamente, lo Ion and Neutral Mass Spectrometer (INMS) ha tentato di misurare eventuali gas e polveri sottili eventualmente in uscita dalla superficie, a testimonianza di un basso livello di attività geologica.

Durante il sorvolo, fotocamere e gli spettrometri della Cassini hanno ripreso Dione prima e dopo la sessione di gravity science.
Man mano che la luna si è spostata lungo la sua orbita, buona parte della superficie è stata illuminata dal Sole.
Nel mosaico scattato dalla Narrow Angle Camera dell'Imaging Science Subsystem (ISS) spicca la regione Eurotas Chasmata (in basso, nel nostro mosaico qui sotto 2x3 frame, ottenuto combinando i filtri infrarosso, verde ed ultravioletto) che la sonda Voyager aveva osservato già 35 anni.

Dione mosaic on June 16, 2015 (ir grn uv)

Dione mosaic on June 16, 2015 (ir grn uv)
Credit: NASA/JPL/Space Science Institute - Processing: Elisabetta Bonora & marco Faccin / aliveuniverse.today

Proprio come sta accadendo per lo Spot5 di Cerere, la "Macchia Bianca" osservata dalla sonda della NASA Dawn sul pianeta nano, dopo le immagini della sonda Voyager, gli scienziati si interrogavano sulla natura di quelle striature luminose, immaginando che potessero essere materiale estruso sulla superficie a seguito di un qualche tipo di attività geologica, come vulcani di ghiaccio.

Voyager 1 - Dione da 160.000 km

Voyager 1 - Dione da 160.000 km. 13 novembre 1980
Credit: NASA

Grazie alla Cassini ora abbiamo a disposizione una vista nitida e dettagliata di Dione e sappiamo che quelle linee sono una rete intricata di canyon con pareti chiare.

Il 17 agosto la sonda effettuerà il suo ultimo flyby sulla luna passando a 474 chilometri dalla superficie.
L'incontro finale sarà anche il secondo più vicino dopo quello di dicembre 2011 avvenuto ad una distanza di 100 chilometri.

 

Riferimenti:
- http://saturn.jpl.nasa.gov/news/newsreleases/newsrelease20150618/
- http://www.ciclops.org/view/8070/Rev217