Scritto: Venerdì, 07 Maggio 2021 01:18 Ultima modifica: Venerdì, 07 Maggio 2021 11:38

60 anni fa Alan Shepard volava nello spazio


Sessant'anni fa il primo americano volava nello spazio. Un breve volo suborbitale a bordo della Mercury Freedom 7 ma che diede l'avvio alla rincorsa nei confronti dell'URSS in campo spaziale.

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Nell'immagine, dal video restaurato, Alan Shepard all'interno della capsula Mercury Freedom 7.
Nell'immagine, dal video restaurato, Alan Shepard all'interno della capsula Mercury Freedom 7.
Credit: NASA/Andy Saunders

 Nel 1961, gli Stati Uniti e l'Unione Sovietica si trovarono in gara per portare il primo essere umano nello spazio. Gli Stati Uniti avevano avviato il Progetto Mercury nel 1958, per portare il primo americano nello spazio, ed avevano selezionato il loro primo gruppo di astronauti nel 1959, che iniziarono l'addestramento per quella missione. I sovietici mantennero segreti i loro piani ma iniziarono il loro programma di volo spaziale umano e selezionarono la loro squadra di 20 cosmonauti nel 1960. I sovietici vinsero la gara nell'aprile 1961 quando il cosmonauta Yuri A. Gagarin completò una singola orbita attorno alla Terra a bordo della sua capsula Vostok. Il 5 maggio 1961, Alan B. Shepard, pilota collaudatore della Marina degli USA di 38 anni, divenne il primo americano nello spazio durante un volo suborbitale a bordo della sua capsula Mercury, chiamata Freedom 7. Tre settimane dopo, sulla base del successo del breve volo di Shepard, il presidente John F. Kennedy impegnò gli Stati Uniti al raggiungimento di un atterraggio lunare prima della fine del decennio. Lo Space Task Group (STG) presso il Langley Research Center della NASA a Hampton, in Virginia, avviò il Progetto Mercury nel 1958 con tre obiettivi: far orbitare un veicolo spaziale con equipaggio, indagare sulla capacità dell'uomo di vivere nello spazio e recuperare in sicurezza sia il veicolo spaziale che il membro dell'equipaggio. La NASA commissionò alla McDonnell Aircraft Corporation di St Louis la costruzione della navicella Mercury. I piani iniziali prevedevano fino a sette primi voli suborbitali lanciati su razzi Redstone per testare il veicolo spaziale monoposto, seguiti da missioni orbitali utilizzando il più potente vettore Atlas.

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Nelle foto, da sinistra, i tecnici che assemblano le Mercury, la capsula con lo scimpanzé Ham issata sopra un Redstone e lo scimpanzé Ham dopo il volo. Credit: NASA

 Dopo alcuni primi fallimenti del lancio, il primo volo di prova riuscito della navicella Mercury, senza un astronauta a bordo, ebbe luogo nel dicembre 1960, lanciata in volo suborbitale in cima a un razzo Redstone. Parallelamente allo sviluppo della capsula Mercury, la NASA selezionò il suo primo gruppo di astronauti il 9 aprile 1959. Il gruppo era composto da M. Scott Carpenter, L. Gordon Cooper, John H. Glenn, Virgil I. "Gus" Grissom, Walter M. Schirra, Alan B. Shepard e Donald K. "Deke" Slayton e vennero conosciuto come Mercury Seven. I sette iniziarono un addestramento intensivo nella speranza che, fra loro vi fosse, il primo essere umano a volare nello spazio. Il 19 gennaio 1961, il leader dell'STG, Robert R. Gilruth, informò il gruppo che Shepard avrebbe volato la prima missione suborbitale, Grissom la seconda, con Glenn che fungeva da sostegno a entrambi. Al pubblico, la NASA rivelò solo che uno dei tre uomini avrebbe effettuato il primo volo, con il nome reso noto solo a ridosso del lancio. Prima del volo con l'astronauta, la NASA testò il razzo Redstone e la capsula Mercury facendo volare lo scimpanzé Ham in un'identica missione suborbitale il 31 gennaio. Il volo ebbe quasi successo pieno e la Marina americana recuperò Ham in condizioni eccellenti, ma con un problema all'impianto elettrico, causato da un relè nel razzo Redstone, indusse la NASA a programmare un altro volo di prova senza equipaggio per il 24 marzo. Quel volo ebbe finalmente pieno successo ed aprì la strada al volo del primo astronauta americano. Ma il 12 aprile, i sovietici batterono gli Stati Uniti lanciando il cosmonauta Yuri A. Gagarin a bordo della sua capsula Vostok, con la quale completò un'unica orbita attorno alla Terra. Dopo centinaia di ore di addestramento nei simulatori e tre simulazioni all'interno della capsula stessa, Shepard, e le riserve Grissom e Glenn, si prepararono per il volo vero e proprio. Il tempo inclemente costrinse a cancellare il primo tentativo di lancio il 2 maggio 1961 e la NASA decise che era ora di annunciare che Shepard avrebbe effettivamente effettuato il primo volo.

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Nelle foto, da sinistra, John Glenn, Gus Grisson ed Alan Shepard. Shepard che sale a bordo della Mercury ed il decollo del razzo Redstone con Shepard a bordo. Credit: NASA

 Il 5 maggio, il tempo si dimostrò più favorevole e Shepard salì a bordo della Freedom 7, in cima al razzo Redstone in bilico sulla piattaforma di lancio 5, presso la Cape Canaveral Air Force Station, ora Cape Canaveral Space Force Station, in Florida. Mezzo milione di persone si erano radunate sulle spiagge vicine per assistere di persona al lancio. Si stima che circa 45 milioni di americani abbiano guardato con ansia il decollo in diretta televisiva, incluso il presidente Kennedy alla Casa Bianca. Dopo più di due ore di ritardi a causa di problemi tecnici, il motore del razzo si accese alle 9:34 ora orientale (le 15:34 italiane), spingendo Shepard verso il cielo e nei libri di storia. Durante la missione, Shepard era in collegamento con il Mercury Control Center (MCC) a Cape Canaveral. Il direttore di volo, Christopher C. Kraft, aveva progettato il centro di controllo per monitorare ogni aspetto della missione. Il collega astronauta, Deke Slayton, era colui che dialogava con l'astronauta, o capcom, parlando direttamente con Shepard a bordo di Freedom 7. Il motore del razzo Redstone si spense, come previsto, 2 minuti e 22 secondi dopo il decollo, con la torre di fuga che si allontanava immediatamente dopo. Dopo altri 10 secondi, la navicella si separò dallo stadio e Shepard iniziò a sperimentare l'assenza di gravità. A 3 minuti e 10 secondi dall'inizio del volo, Shepard assunse il controllo manuale dell'assetto della navicella e scoprì di poter controllare l'orientamento di Freedom 7 con notevole facilità e precisione. L'astronauta condusse osservazioni visive della Terra sottostante e scattò alcune fotografie dell'Oceano Atlantico coperto di nuvole.

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Nelle foto, da sinistra, l'interno della Casa Bianca con Kennedy, Johnson e la First Lady Jacqueline che osservano il volo di Shepard in TV. A destra l'Atlantico ripreso durante il volo. Credit: NASA.

 A 5 minuti e 11 secondi, Freedom 7 raggiunse il punto più alto del suo volo balistico, a 186 chilometri di altezza, e iniziò a scendere verso la Terra. Quindici secondi dopo ebbe luogo la manovra con l'accensione dei retrorazzi. Ad un'altitudine di 70.000 metri, Freedom 7 incontrò gli strati superiori dell'atmosfera terrestre, ponendo fine al tempo nel quale Shepard era in assenza di gravità, durata cinque minuti in totale. Durante la decelerazione, l'astronauta sperimentò carichi g fino a 11 volte la forza di gravità terrestre, ma solo per pochi secondi. Un paracadute di frenata si aprì a 6.800 metri per rallentare e stabilizzare il veicolo spaziale, seguito dal paracadute principale, apertosi a 3.000 metri. Sul fondo della navicella si dispiegò una specie di gonna, per attutire ulteriormente l'impatto e, dopo un volo di 15 minuti e 22 secondi, Freedom 7 ammarò nell'Oceano Atlantico a nord delle Isole Bahama e 482 chilometri a sud-est di Cape Canaveral, completando il volo di Shepard, il primo americano nello spazio. La Freedom 7 ammarò a sole quattro miglia dalla nave di recupero principale, una portaerei chiamata U.S.S. Lake Champlain (CVS-39). Le forze di recupero partirono dalla portaerei e recuperarono Shepard e la sua capsula entro 20 minuti dall'abbandono e li consegnarono sul ponte di volo.

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Nelle foto, da sinistra, l'elicottero della portaerei Lake Champlain issa a bordo Shepard. A destra Shepard, e la Mercury, sul ponte della portaerei. Credit: NASA.

 Shepard si recò sottocoperta per un breve esame medico e per ricevere una telefonata di congratulazioni dal presidente Kennedy in persona. In una conferenza stampa successiva, il presidente lasciò intendere che presto avrebbe cercato ulteriori finanziamenti per un programma spaziale notevolmente ampliato. Meno di due ore e mezza dopo essere arrivato a bordo della Lake Champlain, Shepard salì a bordo di un aereo che lo portò all'isola di Grand Bahama per esami medici più approfonditi. Nel frattempo, un elicottero aveva recuperato Freedom 7 dalla portaerei e l'aveva trasportata a Cape Canaveral. Dopo le prime ispezioni, la capsula fu inviata a Parigi per essere esposta, il 25 maggio, al Salone Internazionale dell'Aeronautica. L'8 maggio 1961, Shepard arrivò alla Casa Bianca dove, in una cerimonia al Rose Garden, il presidente Kennedy gli consegnò il più alto riconoscimento della NASA, la Distinguished Service Medal. Da lì, Shepard, accompagnato da sua moglie Louise, salì a bordo della limousine del vicepresidente Lyndon B. Johnson e prese parte al corteo che li portò in Campidoglio, per un ricevimento con i senatori e deputati. Il 25 maggio, il presidente Kennedy tornò in Campidoglio per parlare a una sessione congiunta del Congresso. Durante il discorso, affermò che gli Stati Uniti avrebbero dovuto "impegnarsi a raggiungere l'obiettivo, prima della fine di questo decennio, di far atterrare un uomo sulla Luna e riportarlo sano e salvo sulla Terra".

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Nelle foto, a sinistra, Shepard che riceve dal Presidente Kennedy la DSM. A destra il discorso di Kennedy al Campidoglio. Credit: NASA.

 Quell'impegno rischioso, basato su un singolo volo spaziale suborbitale di 15 minuti, culminò con l'atterraggio sulla Luna dell'Apollo 11, il 20 luglio 1969, poco più di otto anni dopo. Anche Shepard ebbe l'occasione di volare nuovamente nello spazio, con la missione Apollo 14, nel 1971, riuscendo a camminare sul suolo lunare. Shepard è deceduto nel 1998, all'età di 74 anni. Per chi avesse la voglia, e le possibilità, di fare un giro negli Stati Uniti, la capsula Freedom 7 è in mostra presso lo Smithsonian's National Air and Space Museum Stephen F. Udvar-Hazy Center a Chantilly, in Virginia. Una ricostruzione dell'MCC è in mostra all'interno del Kurt Debus Center presso il Complesso Visitatori del Kennedy Space Center della NASA.

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Massimo Martini

Sono appassionato di astronomia e di astronautica fin da quella notte del luglio 1969 quando, a poco più di sei anni, vidi i primi uomini mettere piede sulla Luna. La passione è cresciuta con gli anni e, sebbene non si sia trasformata in attività lavorativa, sono diventato un grande appassionato. Nel 1992, in pieno viaggio di Nozze, sono riuscito a trascinare persino la mia dolce metà al Kennedy Space Center per vedere il lancio del primo italiano nello spazio. Dal 2000 al 2017 ho realizzato e curato il sito astronautica.us che è stato sempre aggiornato ed il più possibile affidabile nelle informazioni. Purtroppo, per motivi personali sono stato costretto a chiudere il sito nel luglio 2017.
Sono stato, assieme a mia moglie, uno dei responsabili delle prime tre edizioni della convention 'AstronautiCON', che hanno visto anche la presenza di illustri ospiti nel campo astronautico. Al momento collaboro saltuariamente con la rivista del settore 'Spazio Magazine', attivamente con il sito aliveuniverse.today ed ho una rubrica fissa astronomica sul magazine locale 'Quello che c'è'.

www.astronautica.us | Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
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