Curiosity sol 510 MAHLI

Curiosity sol 510 MAHLI
"Courtesy NASA/JPL-Caltech" processing 2di7 & titanio44

Ricorderete senz'altro i fori nelle ruote, facilmente riconoscibili dal mese di ottobre 2013: ne avevamo ampliamente parlato qui.
Da allora, pur avendo dichiarato più volte che tali squarci non avrebbero compromesso le attività del rover perché già contemplati in fase di progettazione, il team tiene costantemente sotto controllo ogni nuovo foro e lo stato dei precedenti, raccogliendo immagini quotidianamente.

Curiosity MAHLI from sol 469 to sol 506

Curiosity MAHLI from sol 469 to sol 506
"Courtesy NASA/JPL-Caltech" processing 2di7 & titanio44

Sembra, in effetti, che il suolo del cratere Gale si sia dimostrato un po' più ruvido del previsto, anticipando qualche segno di usura di troppo.
D'altra parte Curiosity, le cui tracce sono state recentemente riprese dall'orbita della sonda della NASA Mars Reconnaissance Orbiter (MRO), ad oggi, ha percorso solo poco più di 4,6 chilometri dal giorno dell'atterraggio in agosto 2012.

Ma ecco una nuova sorpresa: tra le ultime immagini pubblicate online spicca un primo piano della ChemCam ripresa dal MAHLI (in apertura) in cui si nota un'inizio di sfogliatura della vernice protettiva.

Il cratere Gale è forse più ostile del previsto?
Forse, per certi aspetti, ma non crediamo sia questo il caso.

Questo dettaglio, così come i fori nelle ruote, genera ovviamente qualche perplessità: immaginiamo infatti che ogni particolare di Curiosity sia stato accuratamente progettato e la strumentazione e i materiali ripetutamente testati fino al limite, prima di essere approvati.

Una vernice per veicoli spaziali non è certo cosa semplice: funge da rivestimento e da protezione e deve essere in grado di resistere ad un ambiente estremo (uv, radiazioni ed escursioni termiche).

Ad esempio, sappiamo che quella del Multi-Mission Radioisotope Thermoelectric Generator (MMRTG) di Curiosity, chiamata AZ-2100-IECW, prodotta dalla AZ Technology Corporation di Huntsville (Alabama), era stata testata sulla Staione Spaziale Internazionale (ISS) ed esposta all'ostile ambiente dello spazio per quattro anni, come parte integrante degli eperimenti condotti nei laboratori orbitanti sui materiali, Materials on International Space Station Experiment (MISSE).
La vernice aveva resisto a temperature rigorose ed a migliaia di ore di radiazione ultravioletta del Sole, studiata per far fronte anche all'elettricità statica che può accumularsi su un veicolo spaziale.

Ci aspettiamo, perciò, che gli altri rivestimenti scelti non siano da meno.

Questa sfogliatura ricorda molto un effetto dovuto al calore.

La ripresa del MAHLI è pubblicata capovolta rispetto al piano orizzontale (come è consuetudine per il MAHLI quando scatta foto a braccio robotico chiuso) ma, se confrontata con la seguente immagine della ChemCam ancora in laboratorio, sembra che il punto interessato corrisponda, più o meno, a quel cubo bianco in basso a destra.

Curiosity ChemCam

Credit: ChemCam/LANL/IRAP/CNES

Il telaio, da quel lato, è leggermente inclinato, forse proprio per accogliere l'elemento a cubo ed è consuetudine utilizzare le scocche esterne anche per dissipare il calore generato dall'elettronica.

Altra ipotesi, improbabile ma non impossibile, è che la causa delle crepe nella vernice possa essere stato uno spot del laser (ossia, un ritorno anche parziale, una sorta di riflesso, del raggio al punto di origine). Improbabile perché la vernice è bianca e quindi altamente riflettente.

Queste, tuttavia, fino ad una eventuale spiegazione ufficiale, rimangono solo nostre riflessioni e speculazioni.

 

Riferimenti:
http://www.nasa.gov/mission_pages/station/research/news/curiosity_coating.html
http://www.aztechnology.com/materials-coatings-AZ-2100-IECW.html
http://www.msl-chemcam.com/index.php?menu=inc&page_consult=textes&rubrique=64&sousrubrique=224&soussousrubrique=0&art=259&titre_url=ChemCam%20-%20How%20does%20ChemCam%20work?&step=2#.UtLAFdLuKRw