Gli scienziati sono alle prese con un bel dilemma.
Ora, sappiamo che l'acqua ha bagnato diverse volte il Pianeta Rosso che, in qualche modo, deve aver avuto un'atmosfera più spessa in grado di immagazzinare il calore del Sole, all'epoca circa un terzo meno caldo di oggi e, sostenere liquidi in superficie. L'ipotesi principale è che la presenza massiccia di anidride carbonica in atmosfera avesse favorito un efficiente effetto serra. Però, c'è un problema: le rocce analizzate da Curiosity, quelle stesse rocce che confermano la presenza dell'acqua nella storia di Marte, sono povere di carbonati, minerali che normalmente si formano in condizioni di bagnato quando l'anidride carbonica si combina con ioni positivi, come magnesio e ferro ferroso. Altri elementi, presenti nelle rocce analizzate, dimostrano che questi ioni erano disponibili in passato ed altri ancora, come la presenza di magnetite ed argille, indicano che le condizioni ambientali non sono mai diventate così acide da sciogliere i carbonati. Di conseguenza, sembrerebbe proprio che l'atmosfera del Pianeta Rosso fosse povera di biossido di carbonio anche se alcuni indizi di oggi, come i rapporti isotopici, testimoniano che deve essere stata molto più spessa.

"Siamo stati particolarmente colpiti dall'assenza di carbonati nelle rocce sedimentarie analizzate dal rover", ha dichiarato nella press release Thomas Bristow dell'Ames Research Center, ricercatore principale della Chemistry and Mineralogy (CheMin) ed autore dello studio pubblicato sulla rivista Proceedings of the National Academy of Science.
"Sarebbe stato davvero difficile avere acqua allo stato liquido anche con quantitativo di diossido di carbonio cento volte superiore a quello trovato nelle rocce".

Anche i dati orbitali, in questi anni di esplorazione, hanno sempre indicato una strana carenza di carbonati.

Secondo i nuovi calcoli, sarebbero state presenti solo poche decine di millibar di anidride carbonica quando esisteva il lago nel cratere Gale (un millibar è un millesimo della pressione dell'aria a livello del mare sulla Terra e l'attuale atmosfera di Marte è inferiore a 10 millibar e composta per circa il 95 per cento di anidride carbonica). Questo studio, quindi, supporta l'idea che Marte in passato deve essere stato ancora troppo freddo per sostenere l'acqua allo stato liquido in superficie ed ora gli scienziati stanno cercando di trovare la soluzione al puzzle:
"Alcuni pensano che il lago non era un corpo aperto di acqua liquida. Forse era coperto di ghiaccio. Se il ghiaccio non fosse stato troppo spesso, si sarebbero comunque potuti accumulare dei sedimenti sul fondale", hanno commentato gli autori della ricerca. Ma anche questa soluzione è problematica perché quando la squadra ha cercato le prove geologiche di bacini ghiacciati, come le profonde fessure chiamate "cunei di ghiaccio", non ne ha trovato traccia.

"Durante la traversata Curiosity ha visto corsi d'acqua, delta e depositi di fango di decine di metri di spessore ad indicare un sistema idrologico vigoroso", ha commentato Ashwin Vasavada, Project Scientist della missione presso il Jet Propulsion Laboratory (JPL) della NASA. "L'anidride carbonica, mescolata ad altri gas come l'idrogeno, era il principale candidato per aver riscaldato il sistema in passato ed ora questo sorprendente risultato ci porta fuori strada".

Magari altri indizi arriveranno nei prossimi mesi da Curiosity, che sta continuando il suo viaggio nel cratere Gale procedendo verso il Monte Sharp (per essere costantemente aggiornati, seguite il "Mission Log" di Marco Di Lorenzo). Ora, il rover si sta avvicinando ad un nuovo campo di dune attive, dopo "Bagnold" incontrato a gennaio dello scorso anno.

Dettaglio della route map aggiornato al sol 1601

Dettaglio della route map aggiornato al sol 1601
Crediti: NASA/JPL-Caltech/Univ. of Arizona / Phil Stooke, University of Western Ontario 

Curiosity, però, non è ancora del tutto operativo: i problemi che hanno iniziato ad affliggere l'uso del trapano a dicembre 2016 ancora non sono stati risolti.
Il team ha identificato l'anomalia, un freno bloccato sul meccanismo che estende la punta ma, essendo intermittente, risulta complicato scegliere la soluzione migliore. E' comunque un problema grave: "c'è apprensione", ha dichiarato Vasavada, "ma non siamo in una situazione in cui è completamente morto". Altri due problemi minori sorti di recente stanno rallentando le operazioni scientifiche: un malfunzionamento della ChemCam che, tuttavia, dovrebbe essere in via di risoluzione ed il sensore del vento del REMS (Rover Environmental Monitoring Station), l'unico rimasto. L'altro era guasto dal giorno dell'atterraggio.