Scritto: Lunedì, 20 Gennaio 2020 16:24 Ultima modifica: Martedì, 21 Gennaio 2020 05:37

Insight, la talpa continua a fare capricci!


  Dopo essere affondata con successo il mese scorso, la talpa è nuovamente tornata indietro, come era già successo a fine Ottobre; stavolta la prudenza ha limitato i danni...

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Immagine IDC del Sol 408 Immagine IDC del Sol 408 Courtesy NASA/JPL-Caltech

 Non c'è tregua per la sonda termica di costruzione tedesca che avrebbe dovuto misurare la temperatura e il flusso di calore dall'interno del pianeta rosso, scendendo fino a 5 metri sotto il livello del lander. Ieri, l'ennesimo tentativo di farla andare più in basso ha subito l'effetto contrario, come si vede nella seguente animazione che comprende alcuni fotogrammi IDC scattati intorno alle 16 (ora locale) del Sol 407, più una immagine finale ripresa il Sol successivo. Si noti come, oltre a fuoriuscire, la sonda abbia effettuato una lieve rotazione in senso orario, mentre il terreno a contatto con essa viene in parte trascinato verso l'alto.

Sol407

Animazione con alcuni  dei fotogrammi scattati durante la fase di martellamento (si noti il cavo "mosso" sulla sinistra, a causa delle vibrazioni in corso) - Courtesy NASA/JPL-Caltech - Processing: Marco Di Lorenzo

 Il calvario dello strumento HP3 iniziò oltre 10 mesi fa quando, al primo tentativo di perforazione, la sonda si arrestò quasi subito e costrinse i tecnici a rimuovere la struttura esterna dello strumento per cercare di capire cosa l'avesse fermata. Nei mesi successivi, il personale a Terra si interrogò sulla causa di questo arresto, attribuendolo probabilmente a una inattesa cedevolezza del terreno che non forniva sufficiente attrito durante l'azione percussiva del meccanismo interno alla talpa. Venne elaborata una strategia per porre rimedio a questo problema e, in effetti, usando il braccio meccanico di Insight per esercitare una pressione laterale sulla parte sporgente della talpa ("pinning"), si era riusciti a farla affondare quasi completamente nel terreno. Quando ormai la sonda sporgeva per un solo centimetro, si interruppe il pinning nella certezza che a quel punto la talpa, per effetto del suo stesso peso, avrebbe continuato in autonomia la discesa; del resto, lasciando la pala meccanica a ridosso della talpa, essa poteva finire per colpire e danneggiare le strutture e il cavo al di sopra della talpa stessa. Arriviamo così a tre mesi fa, quando giunse la doccia fredda: durante una serie di percussioni, nell'arco di soli 20 minuti, la sonda fuoriuscì per quasi metà della sua lunghezza, inclinandosi e rimanendo pericolosamente in bilico.

 Per rimediare, come raccontato nel Blog DLR da Tilman Spohn, altre campagne di martellamento con pinning sono state compiute nei Sols 346, 349, 366, 373 e 380 scegliendo stavolta in modo conservativo il numero di colpi  da effettuare ad ogni seduta. Con l'ultima campagna, poco prima di Natale, la sonda era tornata ad un livello vicino a quello del Sol 318. Durante le feste, le operazioni di martellamento si sono interrotte e HP3 è stato programmato per eseguire delle misure di calibrazione con il radiometro e di conducibilità termica e di temperatura utilizzando i sensori termici sulla talpa. 
 
 La spiegazione del precedente fallimento era stata attribuita al fatto che, sotto uno strato superficiale più duro e compatto ("duricrust"), il suolo è composto da una sabbia poco coesa e molto porosa, con oltre il 50% di spazi vuoti tra i grani. Quando, a causa del ridotto carico verticale, il martello effettuava un rinculo verso l'alto, la sabbia si insinuava sotto di esso creando uno spessore crescente e provocando il sollevamento della talpa. Questo processo si è interrotto solo quando la  sezione anteriore della talpa è tornata a contatto con lo strato superficiale più resistente di duricrust.

 Qualcosa di simile deve essere successo anche ieri, sebbene stavolta, a giudicare dalle immagini, il sollevamento è avvenuto con il "pinning" del braccio meccanico ancora in atto. Per fortuna, il numero di colpi programmati era ridotto e questo ha evitato una fuoriuscita eccessiva della talpa; una stima grossolana indica in circa 10 cm la lunghezza della porzione affiorante. A questo punto, è possibile che nelle prossime settimane si decida di cambiare strategia, facendo un estremo tentativo di esercitare una delicata pressione con il braccio meccanico direttamente sulla parte superiore della talpa, cercando di non danneggiare il cavo. Se la strategia dovesse avere successo, il passo successivo sarebbe quello di ricoprire di terreno la piccola parte sporgente esercitando poi una pressione ancora maggiore.

 Vedremo se sarà così o se gli scienziati del progetto rinunceranno al rischio, preferendo continuare a collezionare dati termici con la talpa in prossimità della superficie...

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Marco Di Lorenzo (DILO)

Sono laureato in Fisica e insegno questa materia nelle scuole superiori; in passato ho lavorato nel campo dei semiconduttori e dei sensori d'immagine. Appassionato di astronautica e astronomia fin da ragazzo, ho continuato a coltivare queste passioni sul web, elaborando e pubblicando numerose immagini insieme al collega Ken Kremer. E naturalmente amo la fantascienza e la fotografia!

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