L'estate scorsa l'astrofisico di Harvard Avi Loeb organizzò una spedizione al largo della costa della Papua Nuova Guinea per provare a recuperare i frammenti di un oggetto interstellare che nel 2014 attraversato i cieli della Terra come una meteora. Grazie all'utilizzo di una serie di potenti magneti di terre rare, il team portò alla luce minuscole sferule metalliche di diametro compreso tra 0,05 e 1,3 millimetri, incastonate nella cenere vulcanica.

Successivamente, una valutazione preliminare di 57 reperti da parte di un team di ricercatori dell'Università di Harvard scoprì che, almeno alcuni di essi, non riflettono il tipo di chimica che ci si aspetterebbe nel nostro Sistema Solare, alimentando la speculazione che potessero appartenere alla meteora aliena.

In diversi post sul suo blog e in un articolo, ancora non sottoposto a revisione paritaria pubblicato sul database di prestampa arXiv, Loeb ha descritto le varie proprietà "anomale" delle palline metalliche. In particolare, si è concentrato su cinque di esse che contengono un'alta percentuale di berillio, lantanio e uranio. Loeb le ha soprannominate "BeLaU". Da allora, lui e altri hanno ipotizzato che le strane sferule potessero essere non solo la prova che un oggetto interstellare si è schiantato sulla Terra ma anche una testimonianza di tecnologia aliena. Loeb, infatti, ha provocato la comunità scientifica in più occasioni mettendo in dubbio l'origine naturale del famoso 'Oumuamua ("esploratore" in hawaiano), l'oggetto interstellare osservato nel 2017, mentre transitava nel nostro Sistema Solare.

Ora, però, speculazioni indipendenti suggeriscono che le sferule hanno un’origine molto meno lontana e sono più probabilmente un sottoprodotto della combustione del carbone sulla Terra.

 

Roccia interstellare o origine antropica?

Innanzitutto, ancora si discute se l'oggetto in questione fosse effettivamente interstellare o meno.

Entrò nell'atmosfera terrestre l'8 gennaio alle 17:05:34 UTC, sopra Papua Nuova Guinea con una velocità di 45 chilometri al secondo, esplodendo nella stratosfera a quasi 19 chilometri di altezza e a un centinaio di chilometri dalla costa dell'isola di Manus. L'evento rilasciò un'energia equivalente a 110 tonnellate di tritolo. Tuttavia, venne registrato solo da apparecchiature militari statunitensi e alcuni ricercatori affermano che è possibile che i sensori abbiano commesso un errore nel rilevare la sua velocità. In ogni caso, a quel tempo, alcuni dati sulla traiettoria della roccia vennero tenuti segreti dal DoD e l'origine dell'oggetto è stata confermata solo di recente. Denominato CNEOS 2014-01-08 (IM1), è considerato la prima meteora interstellare conosciuta ma in molti ritengono che le probabilità che alcuni frammenti siano sopravvissuti all'ingresso in atmosfera siano molto, molto basse.

"Se fosse stato interstellare, praticamente nessun bolide del 2014-01-08 sarebbe sopravvissuto all'ingresso [in atmosfera]", hanno scritto gli autori del nuovo studio, i professori Steven Desch dell'Arizona State University e Alan Jackson della Towson University. "Se viaggiava alle velocità riportate (e necessarie per essere interstellari), almeno il 99,8% e probabilmente > 99,9999% sarebbe andato vaporizzato nell'atmosfera, lasciando quantità insignificanti depositate sul fondo del mare".

In sostanza, ammesso che IM1 fosse una meteora interstellare, alcuni ritengono che, non sapendo con certezza se sopravvisse all'ingresso in atmosfera e non conoscendo il punto esatto di ingresso, sarebbe estremamente difficile trovare piccoli pezzi di quell'oggetto cercando nell'oceano entro un raggio 48 chilometri quasi 10 anni dopo l'evento. D'altra parte, aggiungono, le palline di metallo sono onnipresenti sul fondo del mare. Alcuni sono micrometeoriti rilasciati dal passaggio di rocce spaziali ma altri sono emessi dai vulcani o prodotti da attività industriali.

Infine, c'è la questione della composizione delle sferule. Se si parte dal presupposto che questi particolari campioni abbiano avuto origine nello spazio, i loro elementi sono davvero insoliti. Come sottolinea un recente articolo pubblicato il 23 ottobre sulla rivista Research Notes dell’AAS, guidato da Patricio Gallardo, astronomo dell'Università di Chicago, corrispondono al profilo dei contaminanti delle ceneri di carbone.

La risposta di Loeb

Loeb ha risposto a queste critiche in un post sul blog Medium del 15 novembre, sostenendo che i nuovi documenti non possono valutare adeguatamente la composizione delle sferule senza analizzarle direttamente. Il tono è abbastanza duro e, se vogliamo, anche a ragione: "Viviamo in un’epoca sfortunata in cui il megafono dei social media è nelle mani di persone inaffidabili con dei precisi impegni. Fare il duro lavoro della scienza viene ridicolizzato dai critici pigri che hanno un’opinione".

E ancora: "I critici includono blogger e divulgatori scientifici che fingono di difendere la scienza ma non sono impegnati nel lavoro scientifico. Alcuni commentatori si definiscono astrofisici anche se hanno abbandonato il mondo accademico molto tempo fa e non hanno pubblicato un solo articolo scientifico negli ultimi dieci anni".

"Per essere scientificamente credibile, qualsiasi affermazione di questo tipo deve riprodurre le abbondanze misurate di tutti gli elementi e, in particolare, dimostrare la perdita di elementi volatili, come derivato nel nostro articolo".

Citando il membro del team Jim Lem dell'Università di Tecnologia della Papua Nuova Guinea, Loeb ha scritto: "La regione in cui è stata effettuata la spedizione non dovrebbe avere mineralizzazione del carbone. Inoltre, il carbone non è magnetico e non può essere raccolto dalla slitta magnetica che è stata utilizzata".

Loeb ha aggiunto che il 93% dei campioni raccolti deve ancora essere analizzato, avvertendo i critici di non trarre conclusioni affrettate sulla loro origine finché non saranno disponibili tutti i dati.

"I nostri gruppi di ricerca della Bruker Corporation in Germania e dell’Università di Harvard negli Stati Uniti stanno attualmente analizzando il restante 93% del nostro campione completo di quasi 800 sferule. Riporteremo i risultati completi non appena disponibili nei prossimi mesi".

Fare affermazioni definitive sulla natura delle sferule prima che vengano adeguatamente analizzate con revisione paritaria sarebbe "poco professionale", ha detto Loeb.