Scritto: Giovedì, 13 Agosto 2020 06:58

Linguaggio, viaggi interstellari ed avamposti spaziali


Come cambierà il sistema linguistico durante lunghe missioni spaziali?

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Più una comunità vive isolata e più la lingua si allontana da quella nativa. Cosa succederà quando l’essere umano sarà in grado di compiere un lungo viaggio interstellare o di stabilire colonie lontane dalla Terra? Probabilmente, se gli esploratori un giorno facessero ritorno a casa, nessuno li capirebbe.
Quindi, se state pensando che nel futuro potrebbero esserci problemi di comunicazione solo con gli alieni, vi sbagliate di grosso.

I film di fantascienza ci hanno abituati a personaggi extraterrestri di ogni sorta che comunicano nei modi più disparati: linguaggi articolati, telepatia, semasiografia complessa come in “Arrival” (Denis Villeneuve – 2016). La famosa saga di “Star Trek” è stata precursore per una grande varietà di spunti affascinanti e innovativi. Ad esempio, in uno degli episodi della serie “The Next Generation” (“Darmok”), il capitano Picard si esibisce in un fantastico esercizio di comunicazione con un alieno che parla per metafore, il cui linguaggio risulta incomprensibile perfino al traduttore universale. Ma anche le lingue che conosciamo oggi, un giorno potrebbero diventare misteriose e sconosciute.

I dialetti legati a ristrette aree geografiche, le cadenze linguistiche e gli slang nati da diversi ambienti culturali e sociali rendono il nostro sistema linguistico articolato e variegato.
Il linguaggio tende a convergere quando comunità diverse interagiscono tra loro ma diverge se queste restano isolate e meno scambi ci saranno con l’esterno, tanto più si discosterà dalla forma originaria. E, nonostante ci siano lingue considerate “internazionali” nella comunicazione globale, in fondo, non c’è nulla di così chiaro.

Se questo può accadere sulla Terra, nello spazio, dove l’ambiente è ostile e le distanze sono enormi, membri della stessa specie potrebbero diventare perfetti estranei, come mai è successo finora.

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Elisabetta Bonora

Sono una image processor e science blogger appassionata di astronomia, spazio, fisica e tecnologia, affascinata fin da bambina dal passato e dal futuro.
Nella vita lavorativa mi occupo di web, marketing e comunicazione, digital marketing.
Dedico il tempo libero alla mia dolcissima bimba Sofia Vega, a questo sito (creato nel 2012 in occasione dello sbarco del rover Curiosity su Marte) ed al processing delle immagini raw scattate dalle sonde e dai rover inviati nel nostro Sistema Solare "per esplorare nuovi mondi, alla ricerca di nuove forme di vita, per arrivare là dove nessuno è mai giunto prima!" ...Ovviamente, è chiaro, sono una fan di Star Trek!

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