Utilizzando il JWST, un team di astronomi guidato da Adam Ginsburg dell'Università della Florida è riuscito a scrutare all'interno di una nuvola denominata G0.253+0.016, conosciuta come The Brick (il Mattone) perché molto scura, densa e opaca.

Attorno al buco nero supermassiccio Sagittarius A* della Via Lattea, c’è una regione densamente popolata di nubi molecolari molto spesse, chiamata Zona Molecolare Centrale. Qui, la densità del gas molecolare è di diversi ordini di grandezza maggiore di quella nel disco della galassia. E, generalmente, il gas molecolare denso è la materia da cui si formano le stelle. Ma queste nubi sono davvero super spesse, così spesse che è impossibile, nella maggior parte delle lunghezze d'onda, vedere cosa c'è al loro interno. The Brick è un esempio particolarmente eclatante. È una delle nubi molecolari più dense della Via Lattea ma la vista a infrarossi del JWST è riuscita a penetrarla.

Così Ginsburg e il suo team hanno trovato qualcosa di inatteso: ghiaccio di monossido di carbonio (CO) in grandi quantità.
"Le nostre osservazioni dimostrano in modo convincente che il ghiaccio è molto diffuso lì, al punto che ogni osservazione futura dovrà tenerne conto", ha detto Ginsburg.

La ricerca è stata pubblicata su The Astrophysical Journal.

theBrick 2

Il Centro Galattico è pieno di stelle: ce ne sono più di mezzo milione in questa immagine del JWST. 
Foto per gentile concessione di Adam Ginsburg.


Il mistero del Mattone

La presenza di così tanto ghiaccio di CO2 suggerisce che The Brick dovrebbe formare stelle ma, invece, non lo fa. In effetti, la mancanza di formazione stellare rilevata nella nube ha lasciato perplessi gli scienziati già da tempo e sono state proposte diverse spiegazioni, tra cui l’elevata turbolenza e un’età relativamente giovane della nube stessa. Ma Ginsburg e i suoi colleghi hanno un'altra teoria. 

Le stelle si formano dalla sovradensità delle nubi fredde che collassano sotto la loro stessa gravità. Tuttavia, l'interno di The Brick è significativamente più caldo rispetto ad altre nubi simili. Non è chiaro il motivo ma ulteriori indagini e analisi potrebbero fornire alcuni indizi.

L’abbondanza di CO2 suggerisce anche che sia la quantità di monossido di carbonio che il rapporto tra polvere e gas (il ghiaccio di CO2 si lega alle particelle di polvere) sono stati precedentemente significativamente sottostimati e sottovalutati nel centro galattico. Ma i lavori sono ancora in corso e Ginsburg e colleghi sperano di poter trovare presto delle risposte.