"La nostra scoperta integra altre ricerche recenti che mostrano che Plutone ha ghiacciai di azoto, il che implica che il fenomeno della glaciazione si estende dai confini più caldi a quelli più freddi all'interno del nostro Sistema Solare" ha affermato Alexis Rodriguez, autore principale dell'articolo pubblicato sul Planetary Science Journal

"Questi ghiacciai mercuriani, distinti da quelli della Terra, hanno origine da strati ricchi di volatili (VRL) profondamente sepolti esposti dagli impatti di asteroidi. I nostri modelli affermano con forza che il flusso di sale probabilmente ha prodotto questi ghiacciai e che dopo la loro collocazione hanno mantenuto sostanze volatili per oltre 1 miliardo di anni," ha detto il coautore Bryan Travis.

Questi composti creano delle nicchie abitabili anche sulla Terra in alcuni dei luoghi più inospitali come l'arido deserto di Atacama in Cile o i Monti Zagros in Iran. Quindi, forse, anche su Mercurio potrebbero esistere bolle abitabili nel sottosuolo, nonostante sia il pianeta più vicino al Sole.

"Queste aree potrebbero potenzialmente agire come "zone Goldilocks" [le zone abitabili circumstellari] dipendenti dalla profondità, analoghe alla regione attorno a una stella dove l'esistenza di acqua liquida su un pianeta potrebbe consentire la vita come la conosciamo ma, in questo caso, l'attenzione è sulla giusta profondità sotto la superficie del pianeta piuttosto che la giusta distanza da una stella", ha detto Rodriguez.

Questa scoperta rivoluzionaria dei ghiacciai mercuriani amplia la nostra comprensione dei parametri ambientali che potrebbero sostenere la vita, aggiungendo un'altra dimensione alla nostra esplorazione dell’astrobiologia, rilevante anche per la potenziale abitabilità di esopianeti simili a Mercurio”.


Un pianeta ancora da scoprire

Mercurio è il pianeta più vicino al Sole e la sua superficie sperimenta la maggiore escursione termica tra tutti i pianeti del Sistema Solare. Di giorno le regioni equatoriali raggiungono i 427 gradi Celsius ma dato che non ha molta atmosfera per intrappolare il calore, di notte le temperature crollano a meno 170 gradi Celsius. Sempre perché non ha un'atmosfera, la sua superficie è anche butterata di crateri.

Mercurio è anche il secondo pianeta più denso del Sistema Solare, dopo la Terra, con un enorme nucleo metallico largo da 3.600 a 3.800 chilometri, ovvero circa il 75% del diametro del pianeta. In confronto, il guscio esterno è spesso solo da 500 a 600 chilometri. La combinazione del suo nucleo massiccio e della sua composizione, che include un'abbondanza di elementi volatili, ha lasciato gli scienziati perplessi per anni.

I ghiacciai di Mercurio sono nascosti nelle cavità, "formano pozzi di sublimazione diffusi (e molto giovani)", spiegano gli autori, e trattengono una quantità significativa di questi volatili nascosti nel sottosuolo. Tuttavia, come si siano formati questi ghiacciai salati e i volatili e, quale sia il nesso con il terreno caotico del pianeta ancora non è chiaro. "Nella nostra ricerca, introduciamo un modello che integra dati osservativi recenti per rispondere a questa domanda. In particolare, esaminiamo il Borealis Chaos, situato nella regione polare nord di Mercurio", spiega il team.

Caos Boreale è una regione vicino al polo nord del pianeta, ricca di terreno caotico. Gli impatti degli asteroidi hanno quasi spazzato via i crateri più antichi di questa regione, molti dei quali risalgono ai primi giorni della formazione del pianeta. Questi ultimi sono stati scoperti attraverso l'analisi di campi gravitazionali localizzati. La disposizione dei due strati suggerisce forse che i volatili potrebbero essersi in qualche modo sviluppati sopra un terreno già solido. Teorie precedenti suggeriscono che i diversi strati si siano formati attraverso la differenziazione del mantello in cui i minerali tendono a separarsi ma ora sta emergendo una nuova idea.

Sembra che le prove indichino una sorta di evento globale, forse addirittura dovuto al collasso della fugace calda atmosfera di Mercurio poco dopo la formazione del pianeta. Una teoria alternativa suggerisce che la fuoriuscita di gas vulcanico potrebbe creare temporaneamente pozze d’acqua o vapore denso e altamente salato che, prosciugandosi, avrebbero depositato il sale. La maggior parte dell'acqua sarebbe andata persa nello spazio ma, in parte, sarebbe rimasta intrappolata nei minerali, creando strati di argille e sali.