Secondo il nuovo studio pubblicato su Astronomy & Astrophysics, la parte interna del gigante gassoso ha più metalli delle zone esterne, per un totale compreso tra 11 e 30 masse terrestri, che equivale al 3–9% della massa totale di Giove.
Questa, secondo il team, è una metallicità sufficientemente alta per concludere che oggetti di dimensioni chilometriche, o planetesimi, devono aver giocato un ruolo importante nella formazione del pianeta.

La sonda della NASA Juno, giunta nel sistema gioviano nel 2016, ha mostrato l'incredibile bellezza e complessità del pianeta più grande del nostro Sistema Solare.
L'atmosfera esterna è disseminata e disegnata da tantissimo uragani che, insieme alla più famosa Grande Macchia Rossa, conferiscono al gigante un aspetto artistico e variopinto. Ma Juno è in grado di scrutare anche gli strati più profondi, per esempio sentendo come varia l'attrazione gravitazionale esercitata dal pianeta nelle diverse posizioni dell'ìa sua orbita. Questi dati forniscono agli astronomi informazioni sulla composizione dell'interno di Giove

Così, la squadra di Yamila Miguel ha costruito diversi modelli vincolati ai dati osservativi rilevati da Juno, scoprendo che l'involucro gassoso non è così omogeneo e ben miscelato come si pensava in precedenza. Invece, c'è una maggiore contrazione dei metalli, ovvero elementi più pesanti dell'idrogeno e dell'elio, verso il centro del pianeta.


L'importanza dei metalli

Lo studio sulla distribuzione dei metalli può fornire indizi preziosi sulla formazione del pianeta. Questa differenza tra involucro esterno e interno indica che l'abbondanza diminuisce verso l'esterno con un gradiente, invece di una mescolanza omogenea attraverso l'involucro. "In precedenza, pensavamo che Giove avesse la convezione, come l'acqua bollente, il che lo rendeva completamente miscelato", afferma Miguel. "Ma la nostra scoperta mostra in modo diverso".

Il modello standard per la formazione di pianeti giganti si basa sull'accumulo di solidi da parte di un embrione planetario in crescita, seguito da un rapido accrescimento di gas una volta che il pianeta supera la cosiddetta massa critica. Tuttavia, la dimensione dominante dei solidi accumulati, "ciottoli" se nell'ordine di centimetri o "planetesimali" se nell'ordine di chilometri fino a centinaia di chilometri, finora non era nota. "Esistono due meccanismi affinché un gigante gassoso come Giove acquisisca metalli durante la sua formazione: attraverso l'accrescimento di piccoli ciottoli o planetesimi più grandi. Ma la ricchezza di metalli all'interno di Giove che vediamo ora è impossibile da ottenere con il primo scenario", ha detto Miguel. "Quindi possiamo escludere lo scenario con solo ciottoli come solidi durante la formazione di Giove". I planetesimi, al contrario, devono aver avuto un ruolo rilevante.