Scritto: Sabato, 04 Luglio 2020 15:54 Ultima modifica: Domenica, 05 Luglio 2020 12:19

Il più affamato dei buchi neri divora un Sole al giorno


Più si è grandi e più si ha appetito, questa regola vale anche per i buchi neri. SMSS J2157–3602, a circa 12 miliardi di anni luce dai noi, sembra essere uno dei più affamati e, per riempirsi la pancia, ha bisogno di divorare l'equivalente di una massa solare ogni giorno.

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Il più affamato dei buchi neri divora un Sole al giorno Crediti: NASA/JPL-Caltech

 La sua massa è circa 34 miliardi di volte quella della nostra stella ed è il buco nero che conosciamo che sta crescendo più velocemente. Per rendere meglio l'idea, è utile sottolineare che la massa di questo buco nero supermassiccio è 8000 volte più grande del buco nero nel centro della Via Lattea il quale, per raggiungere tali dimensioni dovrebbe ingoiare 2/3 di tutte le stelle della nostra galassia (almeno sulla base delle stime più recenti che hanno ridimensionato la componente stellare della Via Lattea a poco più di 50 miliardi di Masse Solari).

 Questo oggetto mostruoso è stato scoperto nel 2018: alimenta un quasar luminoso al centro di una galassia chiamata SMSS J215728.21-360215.1 (o J2157) nell'universo primordiale. Ma all'epoca la sua massa ed il suo appetito erano stati un po' sottostimanti. Da allora, lo stesso team di astronomi dell’Australian National University ha condotto nuove misure spettroscopiche nell'infrarosso, sulle righe in emissione del Magnesio, ed i risultati sono stati strabilianti. Il suo raggio di Schwarzschild sarebbe di circa 670 unità astronomiche (AU), o oltre cinque volte più grande del Sistema Solare se consideriamo il confine dell'eliopausa.

 Queste nuove misurazioni hanno modificato non solo le stime sulla luminosità, le dimensioni e il tasso di accrescimento del buco nero ma anche sulla distanza, seppure di poche decine di milioni di anni luce. Adesso il cosiddetto "red-shift" è stimato in z=4,69.

 Anche se questo buco nero non è il più massiccio che conosciamo, appartiene ad una classe di cui ancora sappiamo molto poco perché appare quando l'universo aveva meno del 10 percento della sua età attuale (1,25 miliardi di anni): non solo non sappiamo come si è formato e come è cresciuto ma ancora non capiamo come i buchi neri possano ingrandirsi così tanto dopo il Big Bang.

 "Con un buco nero così enorme, siamo anche entusiasti di vedere cosa possiamo imparare sulla galassia in cui sta crescendo", ha detto Christopher Onken, autore del documento pubblicato sulla rivista Monthly Notices of the Royal Astronomical Society. "Questa galassia è uno dei colossi dell'Universo primordiale o il buco nero ha inghiottito una quantità straordinaria di ciò che lo circonda? Dovremo continuare a scavare per capirlo".

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Elisabetta Bonora

Sono una image processor e science blogger appassionata di astronomia, spazio, fisica e tecnologia, affascinata fin da bambina dal passato e dal futuro.
Nella vita lavorativa mi occupo di web, marketing e comunicazione, digital marketing.
Dedico il tempo libero alla mia dolcissima bimba Sofia Vega, a questo sito (creato nel 2012 in occasione dello sbarco del rover Curiosity su Marte) ed al processing delle immagini raw scattate dalle sonde e dai rover inviati nel nostro Sistema Solare "per esplorare nuovi mondi, alla ricerca di nuove forme di vita, per arrivare là dove nessuno è mai giunto prima!" ...Ovviamente, è chiaro, sono una fan di Star Trek!

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