Scritto: Venerdì, 28 Ottobre 2016 15:50 Ultima modifica: Venerdì, 28 Ottobre 2016 18:37

Io tracking: le eruzioni vulcaniche della luna di Giove su lungo periodo


Utilizzando l'ottica adattiva di due grandi telescopi terrestri, il Keck II da 10 metri ed in Gemini Nord da 8 metri, entrambi situati nei pressi della vetta del Maunakea nelle Hawaii, gli astronomi dell'Università della California hanno osservato 48 vulcani sulla superficie della luna di Giove, Io, tra agosto 2013 e la fine del 2015.

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Io vista a diverse lunghezze d'onda nel vicino infrarosso. I punti luminosi sono le emissioni termiche dovute ai vulcani. Io vista a diverse lunghezze d'onda nel vicino infrarosso. I punti luminosi sono le emissioni termiche dovute ai vulcani. Crediti: Katherine de Kleer and Imke de Pater, UC Berkeley

"Abbiamo potuto vedere una mezza dozzina o poco più di punti caldi per notte", ha detto Katherine de Kleer che ha guidato la ricerca.
Grazie alle ottiche adattive, in grado di passare l'atmosfera terrestre rendendo le immagini nitide, il team è riuscito a vedere il calore generato dalle eruzioni vulcaniche nonché il raffreddamento delle colate laviche. Ciò ha permesso di determinare la temperatura e la potenza delle singole eruzioni.
"Il vulcanismo di Io è molto più estremo di qualsiasi altra cosa abbiamo sulla Terra e continua a stupirci ed a confonderci", ha detto Kleer.

L'intensa attività vulcanica di Io è generata dal calore prodotto dall'attrito dovuto alle forze di marea esercitate da Giove.
I modelli indicano che l'attività vulcanica maggiore si dovrebbe sviluppare principalmente ai poli o all'equatore con una simmetria tra gli emisferi avanti e dietro rispetto al pianeta (la luna orbita, infatti, in rotazione sincrona attorno a Giove). Ma questo non è ciò che è emerso dallo studio. Su oltre 100 notti di osservazioni, un numero sorprendente di brevi ma intense eruzioni sono apparse improvvisamente e sparite nell'arco di pochi giorni sulla faccia posteriore di Io e a latitudini più elevate rispetto a quelle previste.
"Le osservazioni future ci diranno se questa divergenza è dovuta alla dimensione del campione troppo piccola, o ai modelli sono troppo semplificati", ha commentato Kleer.

Gli hot spot da agosto 2013 a dicembre 2015 riportati su una mappa completa di Io.

Gli hot spot da agosto 2013 a dicembre 2015 riportati su una mappa completa di Io.
Ogni cerchio rappresenta un nuovo rilevamento; la dimensione del cerchio corrisponde logaritmicamente all'intensità e le regioni più scure sono dove un punto caldo è stato rilevato più volte.
Crediti: Katherine de Kleer and Imke de Pater, UC Berkeley

Loki Patera, una zona che si illumina di un fattore 10 ogni 1-2 anni, era uno degli obiettivi chiave delle osservazioni.
Molti scienziati ritengono che si tratti di una depressione vulcanica in cui si forma una densa crosta di lava sopra un lago di lava, che affonda episodicamente, generando una potente emissione termica più volte rilevata da Terra. Infatti, le sue emissioni di calore sembrano viaggiare in tutto il lago durante ogni evento, come da un'onda in movimento. Prima del 2002, l'andamento appariva in senso anti-orario ma dopo una pausa fino al 2009, il movimento è divento orario.
Un altro vulcano, Kurdalagon Patera, ha prodotto eruzioni insolitamente calde per due volte nella primavera del 2015.

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Elisabetta Bonora

Sono una image processor e science blogger appassionata di astronomia, spazio, fisica e tecnologia, affascinata fin da bambina dal passato e dal futuro.
Nella vita lavorativa mi occupo di web, marketing e comunicazione, digital marketing.
Dedico il tempo libero alla mia dolcissima bimba Sofia Vega, a questo sito (creato nel 2012 in occasione dello sbarco del rover Curiosity su Marte) ed al processing delle immagini raw scattate dalle sonde e dai rover inviati nel nostro Sistema Solare "per esplorare nuovi mondi, alla ricerca di nuove forme di vita, per arrivare là dove nessuno è mai giunto prima!" ...Ovviamente, è chiaro, sono una fan di Star Trek!

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