PROMETHEUS

PROMETHEUS
"Courtesy NASA/JPL-California Institute of Tecnology" processing 2di7 & titanio44

L'anello F di Saturno presenta dalle caratteristiche davvero dinamiche ed è in continua mutazione.

Scoperto dalla sonda Pioner 11 nel 1979, quando la Voyager 1 era giunta nei pressi di Saturno nel 1980, l'anello era debole ma scintillava in alcuni punti. Con la missione Cassini nel 2004, questi spot sembravano essere scomparsi ma l'anello nel suo complesso era cresciuto e risultava più brillante.

Mentre la maggior parte degli anelli risultano chiari e ben definiti, l'anello F che è il più esterno rispetto agli anelli principali di Saturno, è formato da piccole particelle di ghiaccio e sembra contenere una sorta di noduli, probabile materiale aggregato.

Parte delle caratteristiche dinamiche di questo anello, sono legate alla piccola luna Prometeo che, attraversando l'anello, crea delle interazioni gravitazionali e sottrae anche materiale dallo stesso.

Robert French, ricercatore presso il SETI Institute di Mountain View in California, sottolinea come fino ad oggi, si è pensato che, nonostante i continui mutamenti, l'anello F fosse comunque stabile per millenni.

Tuttavia, confrontando le immagini della Voyager 1 e della Voyager 2 che hanno visitato Saturno nel 1980 e nel 1981, con le immagini fornite dalla sonda Cassini che orbita intorno a Saturno dal 2004, si è notato che l'anello nel 2004 era due volte più brillante rispetto al 1980, tre volte più ampio e due volte più opaco.

Questo in sostanza, significa che l'anello oggi è molto più polveroso in quanto le particelle più piccole creano una maggior dispersione della luce solare e quindi, l'anello risulta più luminoso.

Subito si è pensato che il principale colpevole fosse Prometeo ma in realtà, in questi anni di osservazione, nel momento di maggiore interazione tra la piccola luna di Saturno e l'anello F, quest'ultimo non mutava in modo evidente.

Riassumendo, l'anello F ha aumentato sensibilmente la sua luminosità nei soli 9 mesi intercorsi tra l'arrivo della Voyager 1 e della Voyager 2; le immagini inviate dalle due sonde, presentano diversi brillamenti luminosi e il telescopio spaziale Hubble, ha rilevato una situazione analoga nel 1995 ma nel 2004 con la missione Cassini, erano per lo più scomparsi.
Tutte queste anomalie sembravano scagionare Prometeo ma nel 2006 è apparso uno spot estremamente luminoso sull'anello F che è riuscito ad aumentare la sua luminosità media dell'84% e ci sono voluti più di due anni perchè tornasse alla normalità. Un ulteriore esame mostrò che questo evento si verificò in concomitanza del passaggio dell'oggetto S/2004S6 nel momento in cui scoppiò in una nuvola di polvere.

S/2004S6

S/2004S6 - Image credit: NASA/JPL/SSI

La domanda è: anche gli altri punti luminosi possono avere origini analoghe?

La soluzione proposta dal team francese suggerisce che quando Prometeo ha un'orbita più chiusa, la sua influenza gravitazionale fa ruotare le particelle di ghiaccio dell'anello F più velocemente e queste spezzano gli accumuli di materiale presenti nell'anello, rendendolo più luminoso. Quindi l'anello dovrebbe essere più brillante subito dopo il massimo avvicinamento di Prometeo. Ma come Prometeo si allontana, il movimento delle particelle rallenta e iniziano a formasi di nuovo dei grumi, palle di neve e polveri giganti che Prometeo tende ad attirare verso il bordo esterno dell'anello, come se fossero nuove lune. Queste poi, vengono di nuovo spinte verso il nucleo dell'anello, infrangendosi e dando origine ai spot luminosi osservati dalle sonde Voyager. Ma secondo il team francese questo processo tende ad esaurirsi.

Per ulteriori conferme, dovremmo attendere verso la fine della missione Cassini, estesa al 2017, quando Prometeo si troverà in una posizione analoga a quella osservata ai tempi delle sonde Voyager e l'ipotesi ci suggerisce che lo spettacolo sarà analogo.