Si tratta del cubesat italiano LICIACube (Light Italian Cubesat for Imaging of Asteroids) che si è separato con successo dalla sonda madre nella notte del 12 settembre, alle 1:14 ora italiana. I prossimi giorni serviranno al cubesat per raggiungere una posizione sicura da dove osservare la collisione nel sistema binario di asteroidi Didymos e Dimorphos. L'impatto è un esperimento unico nel suo genere, progettato per alterare l'orbita di una roccia spaziale in un test cruciale di difesa planetaria che potrebbe un giorno salvare la vita di milioni di persone sulla Terra.

"Sono state ore intense e concitate. Tutto il team di LICIACube dalle ore 22:00 di ieri ha operato e seguito la fase di distacco di questa stamattina. Fiato sospeso in attesa dell’aggancio del segnale avvenuto alle 2.04 e l’emozione per tutti è stata grande, l’Italia ha la sua prima sonda interplanetaria!", si legge nel comunicato dell'Agenzia Spaziale Italiana (ASI). "Il team di Argotec, dell’Università di Bologna, responsabili della navigazione di LICIACube e di ASI, con il supporto del team Deep Space Network (rete di antenne radio della NASA che supporta le missioni spaziali interplanetari) ha continuato per tutta la notte a utilizzare le finestre di comunicazione per “parlare” con il piccolo satellite. La fase di Commissioning è tuttora in corso e il team è operativo e concentrato sulla fase di LEOP (Launch and Early Orbit Phase)".

Siamo estremamente orgogliosi di come sono andate le operazioni di questa notte", ha dichiarato David Avino, CEO di Argotec. "Abbiamo avuto conferma dell’affidabilità del satellite che è nato nei nostri stabilimenti e abbiamo avuto modo, una volta di più, di mettere alla prova i nostri processi, i quali sono stati in grado di governare una missione così difficile, una prima volta al mondo, ma allo stesso tempo, estremamente coinvolgente e affascinante".

"Il cubesat punterà le sue telecamere verso il sistema di asteroidi, ma anche verso DART, e probabilmente ne scatterà alcune foto", ha detto Elena Mazzotta Epifani, astronoma dell'Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) e ricercatrice della missione LICIACube

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Il primo segnale inviato da LICIACube ripreso dallo SSDC


Testimone oculare

LICIACube, dotato di due telecamere ottiche, seguirà DART nell'avvicinamento a Dimorphos e alla fine si stabilirà per assistere all'evento da una distanza di sicurezza di 1.000 chilometri.
"L'impatto di DART sarà [visto] come un aumento della luminosità del bersaglio confrontando le immagini di Dimorphos scattate prima e dopo l'impatto", ha detto Mazzotta Epifani.

Al momento dell'impatto, Dimorphos e Didymos saranno a circa 11 milioni di chilometri dalla Terra, secondo la NASA.

Sebbene gli astronomi sulla Terra non saranno in grado di vedere l'impatto, nelle settimane successive prenderanno nota dei transiti che si verificano quando i due asteroidi si eclissano a vicenda, per determinare se l'orbita di 12 ore del Dimorphos, largo 170 metri, intorno a Didymos di 800 metri, avrà accelerato come previsto. LICIACube, invece, si avvicinerà per ispezionare la scena. "LICIACube eseguirà un 'sorvolo veloce' circa 3 minuti dopo l'impatto di DART a una distanza minima di circa 55 chilometri dalla superficie di Dimorphos al suo approccio più vicino", ha spiegato Mazzotta Epifani. "L'acquisizione dell'immagine da parte delle due telecamere di bordo sarà quasi continua per circa 10 minuti e sarà dedicata all'impatto del bersaglio e ai lati non colpiti, nonché al pennacchio prodotto dall'impatto DART". LICIACube invierà quindi le immagini sulla Terra ma potrebbero volerci settimane per ottenere tutti i dati.