In oltre due decenni di continue operazioni, la ISS è stata un costante faro di speranza per una pacifica collaborazione internazionale. L'enorme laboratorio orbitante è il prodotto di una straordinaria collaborazione tra cinque agenzie spaziali, con la NASA e l'agenzia spaziale nazionale russa Roscosmos in testa, in rappresentanza di 15 paesi partecipanti. Nel corso degli anni tra i membri dell'equipaggio di nazionalità diverse sono fiorite amicizie cosmopolite, tanto da spingere alcuni a proporre il progetto per il Premio Nobel per la Pace

Gli astronauti che hanno vissuto l'esperienza sanno che nello spazio non esistono confini e nazionalità e nascono grandi rapporti umani.
I membri della Stazione Spaziale Internazionale, forse, ancor più di noi, hanno osservato attoniti, dall'alto, l'escalation del conflitto tra Russia e Ucraina.

Lo spazio a rischio

A bordo della Stazione Spaziale Internazionale ci sono al momento sette astronauti: quattro sono della NASA, uno dell'ESA e due sono cosmonauti russi. Questo gruppo, nonostante i propri sentimenti e pensieri personali, continuerà a svolgere le operazioni assegnate. Qualche giorno fa, l'Agenzia Spaziale Americana ha dichiarato: "La NASA continua a lavorare con tutti i partner internazionali, inclusa la State Space Corporation Roscosmos, per le operazioni di sicurezza in corso della Stazione Spaziale Internazionale".

D'altra parte, finora la risposta degli Stati Uniti e della NATO alla guerra in Ucraina si è concentrata sulle ritorsioni economiche che, in effetti, potrebbero non incidere in modo troppo rilevante sul programma spaziale, che spesso cerca di essere super partes rispetto alla situazione geopolitica sulla Terra. Tuttavia, gli animi si sono chiaramente infervorati e già giovedì pomeriggio, nonostante la Russia non avesse ancora rilasciato alcun commento ufficiale, il direttore generale del Roscosmos, Dmitry Rogozin, ha deriso i provvedimenti sanzionatori con una serie di tweet definendoli "avventati" e aggiungendo che "se [gli Stati Uniti] bloccheranno la cooperazione con noi, chi salverà la ISS da una discesa incontrollata fuori dall'orbita con una caduta sugli Stati Uniti o sull'Europa?"

Nonostante le minacce, anche l'Agenzia Spaziale ESA non sembrava troppo pessimista, nel comunicato di un paio di giorni fa:
"Mentre attraversiamo queste ore buie dopo l'inizio del confronto militare su vasta scala che si sta svolgendo in Ucraina, l'ESA ha monitorato da vicino la situazione mantenendo contatti regolari con i suoi Stati membri, l'industria e i partner internazionali [...]". "Uno dei punti di forza che la cooperazione spaziale ha dimostrato in passato è la resilienza dei partner nel superare le crisi geopolitiche e mantenere, come avviene a bordo della Stazione Spaziale Internazionale, un luogo di ricerca congiunta a fini pacifici a beneficio di tutti".

Ora però, dalle parole si sta passando ai primi fatti. E ieri è arrivata la doccia fredda:
"Roscosmos ha annunciato il 26 febbraio che sta interrompendo la cooperazione con l'Europa sui lanci di Soyuz dalla Guyana francese e ritirando il suo personale dal sito di lancio in risposta alle sanzioni europee per l'invasione russa dell'Ucraina".

L'annuncio, come minimo, ritarderà il lancio di due satelliti Galileo programmato per aprile dalla Guyana francese e di un'altra coppia Galileo nel corso dell'anno. L'ESA ha pianificato di lanciare la sua missione EarthCARE Earth Science, sviluppata in collaborazione con l'agenzia spaziale giapponese JAXA, su una Soyuz nel 2023, insieme al telescopio spaziale a infrarossi Euclid. Il governo francese avrebbe dovuto anche lanciare un suo satellite da ricognizione CSO-3 all'inizio del 2023.

Anche la missione ESA / Roscosmos ExoMars, già un po' sfortunata di suo in fase di sviluppo, potrebbe subire nuovi ritardi o, addirittura, essere pesantemente posticipata. Il rover europeo Rosalind Franklin e il lander sovietico Kazachok dovrebbe essere lanciati su un razzo Proton-M da Baikonur a settembre. Qualsiasi ritardo significherebbe perdere (di nuovo!) la stretta finestra di lancio di poche settimane che si presenta ogni 26 mesi per lanciare missioni verso il Pianeta Rosso.

Ma c'è chi minimizza, sottolineando che l'uso del sito di lancio della Guyana francese da parte dei razzi Soyuz era in discussione anche prima dell'annuncio del Roscosmos. A gennaio, Stéphane Israël, amministratore delegato di Arianespace, ha affermato di aspettarsi che i clienti istituzionali europei, utilizzatori di Soyuz, si trasferiscano sui veicoli Vega C e Ariane 6, che voleranno per la prima volta entro la fine dell'anno.

Nel frattempo dall'ESA, non sono state rilasciate dichiarazioni. Secondo il sito spacenews.com, una "riunione interna di coordinamento delle crisi" si terrà domani, 28 febbraio.

I precedenti

In passato le cooperazioni internazionali spaziali hanno già vissuto momenti di tensione. Per esempio, nel 2014, quando la Russia ha annesso la Crimea con una mossa politica che gli Stati Uniti hanno condannato come una "violazione del diritto internazionale". Rick Mastracchio, un ingegnere della NASA in pensione che ha volato sulla 38a e 39a spedizione verso la ISS, ha commentato, ricordando quei momenti: "Non dirò che ha influito sull'atmosfera ma c'è stata una discussione". "[Lassù] rappresenti il ​​tuo paese secondo i termini delle agenzie spaziali ma non ne rappresenti l'aspetto politico", dice. "È un po' scomodo quando la tua patria fa qualcosa di cui forse non sei orgoglioso".

Anche all'epoca, Rogozin, che gli esperti definiscono un fedelissimo di Putin, aveva risposto secco, suggerendo che gli astronauti americani avrebbero potuto raggiungere la ISS "con un trampolino".
Quello era il periodo in cui gli Stati Uniti, per i lanci verso la ISS, dipendevano interamente dalla navicella spaziale russa Soyuz. 

Lo scorso anno, Rogozin ha nuovamente sollevato problemi affermando che, nel 2018, l'astronauta della NASA Serena Auñón-Cancelliere avrebbe praticato un piccolo foro in una Soyuz a scopo di sabotaggio. 

Un po' di maretta tra Stati Uniti e Russia è affiorata anche sul programma Artemis, promosso dagli Stati Uniti per il ritorno sulla Luna. Rogozin aveva dichiarato che il progetto era troppo "incentrato sugli Stati Uniti" e si discostava dal quadro collaborativo che ha invece ispirato la realizzazione e il mantenimento della Stazione Spaziale Internazionale. Ciò ha spinto la Russia ha firmare un accordo per esplorazione lunare con la Cina.


Il futuro della ISS

Al momento il futuro della Stazione Spaziale Internazionale è incerto.
Il contributo Russo finora è stato determinante non solo in termini di equipaggio, rifornimenti e finanziamenti ma anche per la sopravvivenza quitidiana della ISS, in cui né Americani  né Russi sono autosufficienti.

I veicoli da rifornimento russi Progress, infatti, vengono anche regolarmente utilizzati per i cosiddetti re-boost, ossia per innalzare l'orbita dell'avamposto orbitante e recuperare il naturale decadimento causato dalla resistenza atmosferica.
Proprio ieri la Stazione Spaziale ha eseguito un nuovo innalzamento dell'orbita (potete seguire le operazioni attraverso il nostro Mission Log) anche se al momento non si hanno troppe informazioni. Sappiamo solo che adesso sia un Progress russo che un cargo Cygnus sono attraccati all'avamposto orbitante. Il primo è arrivato il 17 febbraio e c'è da chiedersi se la spinta fornita ieri al laboratorio orbitante sarà l'ultima da parte di un mezzo russo. Per molti, comunque, è improbabile che la Russia si ritiri dal programma ISS, in cui ha investito fino allo scorso anno addirittura con un nuovo modulo. Il veicolo cargo Cygnus, costruito e lanciato da Northrop Grumman, invece, avrebbe dovuto effettuare il suo primo test in aprile. A meno che, vista la situazione, non si cerchi di accelerare i tempi. Tuttavia, quest'ultimo viene portato in orbita dal vettore Anteres che utilizza un primo stadio sviluppato in Ucraina e dei motori RD-181 Russi. Elon Musk, d'altra parte, pare già pronto a intervenire: secondo gli esperti tre capsule Dragon e una Cygnus potrebbero fornire la spinta necessaria per mantenere la ISS in orbita.

Insomma, la situazione è ingarbugliata e forse è destinata a diventarlo ancora di più: non mancheranno momenti di tensione e decisioni difficili. Chissà se lo spazio, diventato apparentemente negli ultimi decenni, un luogo neutro e di pacifica cooperazione internazionale, resisterà alle diatribe umane sulla Terra.