Questa volta il razzo della SpaceX, alla sua settima missione dall'inizio dell'anno, ha rilasciato i carichi utili su un'orbita più alta rispetto ai voli recenti, circa 325 km, dopo che la resistenza atmosferica aveva abbattuto quasi 40 satelliti Starlink nella missione precedente.

 Il lancio di lunedì è stato il primo dei tre lanci di SpaceX programmati nei prossimi 10 giorni per la rete Internet Starlink, mantenendo così il ritmo dell'azienda con una media di circa un lancio a settimana dall'inizio dell'anno.

 Il razzo Falcon 9, alto circa 70 metri, ha acceso i suoi nove motori Merlin 1D alle 9:44:20 a.m. EST (le 15:44 italiane) e si è alzato rombando dalla rampa Space Launch Complex 40 della Cape Canaveral Space Force Station, dando così il via alla settima missione di SpaceX del 2022, definita Starlink 4-8, la 38esima dedicata al dispiegamento dei satelliti della compagnia. Nella IdG di ieri, grazie a Marco Di Lorenzo, potete ammirare altre foto del decollo, comprese quelle spettacolari eseguite da Ken Kremer.

 I nove motori, alimentati a cherosene ed ossigeno liquido super-raffreddato, hanno accelerato il razzo su una traiettoria verso sud-est da Cape Canaveral con una spinta di 760 tonnellate. Nel giro di un minuto, il Falcon 9 aveva già superato la velocità del suono mentre sfrecciava in un cielo cristallino.

 I Merlin 1D del primo stadio si sono spenti dopo due minuti e mezzo dall'inizio del volo. Pochi istanti dopo, il booster è stato sganciato dal secondo stadio del Falcon 9, iniziando le manovre per tornare sulla Terra per un atterraggio sulla nave drone di SpaceX, 'A Shortfall Of Gravitas', ormeggiata vicino alle Bahamas a circa 650 chilometri al largo della Space Coast della Florida.

 Il secondo stadio, nel frattempo, ha acceso il suo unico motore Merlin mVac per un'accensione di sei minuti necessaria per raggiungere un'orbita di parcheggio. All'inizio dell'accensione del secondo stadio, il razzo ha rilasciato le due semi-ogive che proteggevano di carico utile, che sono tornate sulla Terra grazie ai paracadute per il recupero nell'Oceano Atlantico.

 Il primo stadio del Falcon 9 ha eseguito il suo atterraggio sulla nave drone, stabilendosi sul ponte, delle dimensioni di un campo da calcio, della piattaforma di atterraggio quasi nove minuti dopo il lancio. L'atterraggio ha segnato l'undicesimo viaggio nello spazio per questo specifico booster, numero di serie B1058 nella flotta di SpaceX. Si tratta del secondo booster di SpaceX a raggiungere la quota di 11 missioni, dopo B1051 a dicembre 2021. Si è trattato del 141esimo lancio di un razzo Falcon 9, il 101esimo a rientrare ed atterrare. E' stato anche l'81esimo volo di un booster riutilizzabile.

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Nell'immagine il booster B1058 appena posato sulla nave drone ASOF. Crediti: SpaceX.

 La nave drone adesso riporterà lo stadio in Florida per lavori di ristrutturazione e preparativi per una futura missione. Anche le due semi-ogive, ciascuna che ha già volato per la quinta volta lunedì, dovrebbero tornare in nave a Cape Canaveral. Il lancio di lunedì ha posizionato i 46 nuovi satelliti Starlink in un'orbita inclinata di 53,2 gradi rispetto all'equatore. La SpaceX ha iniziato a lanciare i satelliti Starlink sui traiettorie vers sud-est dalla Florida il mese scorso. La compagnia ha detto che lancerà più missioni Starlink a sud-est nei mesi invernali per sfruttare le migliori probabilità di bel tempo nella zona di atterraggio del primo stadio. Le precedenti missioni Starlink lanciate verso nord-est, prevedevano atterraggi del primo stadio nell'Oceano Atlantico a est della Carolina del Sud. Il lancio verso sud-est richiede invece che il razzo Falcon 9 giri intorno alle Bahamas, e questo obbliga ad una riduzione del numero di satelliti Starlink dell'attuale generazione che il razzo può trasportare da 52 a 49.

 Le recenti missioni Starlink di SpaceX avevano utilizzato una singola accensione dal motore del secondo stadio, mentre il volo di lunedì ne ha utilizzate due. Questa modifica riduce ulteriormente il numero di satelliti Starlink trasportati dal razzo Falcon 9 da 49 a 46. La precedente missione Starlink, lanciata il 3 febbraio, ha posizionato 49 satelliti in un'orbita più ovale o ellittica con un perigeo, o punto basso, a circa 210 chilometri sopra la Terra. Ma una tempesta geomagnetica, innescata da un brillamento solare, ha portato alla distruzione di almeno 38 di quei satelliti. Il brillamento solare ha inviato un'emissione di radiazioni nel sistema solare, provocando il riscaldamento e il rigonfiamento dell'atmosfera terrestre, questo ha portato a una maggiore resistenza atmosferica contro i satelliti in orbita terrestre bassa. I 49 satelliti Starlink lanciati il 3 febbraio erano particolarmente a rischio della tempesta geomagnetica perché volavano così vicini alla Terra, a circa la metà dell'altitudine della Stazione Spaziale Internazionale (ISS). I controllori di terra della SpaceX avevano comandato ai nuovi satelliti Starlink in modalità provvisoria, di orientarsi per volare di taglio contro l'atmosfera per ridurre al minimo la resistenza. Ma la resistenza ha comunque rallentato la velocità dei satelliti abbastanza da farli rientrare nell'atmosfera, dove sono bruciati prima di colpire la superficie terrestre.

 La SpaceX, in genere, schiera i satelliti Starlink su orbite basse in modo che possano ricadere rapidamente nell'atmosfera in caso di guasto, assicurando che non diventino spazzatura spaziale incontrollata. Una volta che SpaceX ha la conferma che un satellite è integro, i team inviano i comandi per iniziare l'innalzamento dell'orbita nella rete operativa Starlink utilizzando i motori a ioni. I funzionari si aspettavano che fino a 40, dei satelliti lanciati il 3 febbraio, rientrassero nell'atmosfera dopo la tempesta geomagnetica. SpaceX alla fine ha perso 38 dei 49 nuovi veicoli spaziali, con i restanti 11 che ora stanno alzando le loro orbite. C'è anche un altro vantaggio nel lanciare su un'orbita bassa. Un razzo Falcon 9 può trasportare più veicoli spaziali Starlink in una singola missione se punta a un'altitudine inferiore.

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Nella foto di archivio un primo stadio Falcon 9 rientrato in porto dopo l'atterraggio sulla nave drone e pronto ad essere scaricato con un'apposita gru. Crediti: Stephen Clark/Spaceflight Now.

 Con il volo di lunedì, SpaceX finora ha lanciato 2.137 veicoli spaziali Starlink dal 2018, inclusi i prototipi. Più di 200 di questi satelliti sono caduti dall'orbita dopo un guasto o la disattivazione, secondo la tabella mantenuta da Jonathan McDowell, un astrofisico ed esperto osservatore dell'attività dei voli spaziali. Il grafico di McDowell mostra più di 1.500 satelliti Starlink attualmente operativi e che forniscono servizi Internet. SpaceX non rilascia regolarmente dettagli sul numero di satelliti attivi nella sua costellazione.

 La SpaceX è nel bel mezzo del dispiegamento di circa 4.400 satelliti Starlink in cinque "gusci" orbitali ad altitudini leggermente diverse e con diverse inclinazioni, o angoli rispetto all'equatore, sufficienti per fornire connettività Internet globale. I recenti lanci dell'azienda, inclusa la missione di lunedì, hanno preso di mira una fascia orbitale con un'inclinazione di 53,2 gradi e un'altitudine di 540 chilometri. La società ha in programma di lanciare fino a 42.000 satelliti Starlink per espandere la copertura Internet, un obiettivo ambizioso che potrebbe essere aiutato dall'inizio delle missioni del razzo Starship di prossima generazione di SpaceX.

 La SpaceX ha altre due missioni Starlink previste per il lancio nei prossimi 10 giorni, con altri razzi Falcon 9 che decolleranno dalla California e dalla Florida, rispettivamente, il 25 febbraio e il 3 marzo. Il lancio del 25 febbraio partirà dalla base spaziale di Vandenberg, a nord-ovest di Los Angeles. Si prevede che quel volo includerà l'atterraggio del primo stadio del Falcon 9 su una nave drone nell'Oceano Pacifico. La SpaceX seguirà con una missione il 3 marzo che partirà dal pad 39A del Kennedy Space Center della NASA, portando ancora una volta in orbita una pila di satelliti Internet Starlink. Ulteriori missioni Starlink saranno disponibili più avanti a marzo. La prossima missione di SpaceX non dedicata al programma Starlink è prevista per il 30 marzo, quando un razzo Falcon 9 lancerà in orbita una navicella spaziale Crew Dragon dal Kennedy Space Center con un equipaggio di quattro astronauti commerciali e turisti spaziali diretti alla Stazione Spaziale Internazionale. Si tratterà della prima missione della compagnia Axiom, la Ax-1.

 Questo è stato il 17esimo lancio orbitale globale del 2022, il sedicesimo a raggiungere con successo l'orbita.