I primi segnali di un calo della pressione atmosferica interna alla stazione si ebbero nel settembre 2019. Dopo una lunga e difficile ricerca, perché la perdita era veramente minuscola, venne scoperto che proveniva dal modulo Zvezda, lanciato in orbita nel 2000. La fuga d'aria proveniva più precisamente dal vestibolo del boccaporto posteriore del modulo, quello dove di solito, attraccano i veicoli cargo Progress in visita. I cosmonauti hanno riparato quelle crepe di Zvezda nell'ottobre 2020 e nel marzo di quest'anno, ma il problema è rimasto; il mese scorso, la Russia ha riportato un altro calo di pressione nel modulo. Comunque, nonostante le perdite, il boccaporto posteriore di Zvezda viene ancora utilizzato, isolandolo solo quando non serve. Invece le crepe, delle quali stanno parlando in questi ultimi giorni i giornali, sarebbero state rilevate sullo scafo interno di un altro modulo russo, Zarya, il più vecchio della stazione. Infatti Zarya fu il primo ad essere inviato nello spazio, nel novembre 1998, e fa parte del nucleo centrale della stazione. Ad esso è collegato, da un lato, il modulo americano Unity, con tutto il segmento americano della stazione, e dall'altro il segmento russo. Insomma si tratta di un elemento principale e vitale, senza il quale la stazione non potrebbe essere più operativa. L'ex-cosmonauta Vladimir Solovëv, ora a capo del segmento russo della ISS, ha rilasciato, il 30 agosto 2021, un'intervista all'agenzia di stampa russa Ria Novosti nella quale ha parlato, per la prima volta di queste nuove 'crepe' all'interno di Zarya. “All'interno del modulo Zarya sono stati trovati diversi punti con crepe cieche. Tutto ciò è negativo e suggerisce che nel tempo le crepe inizieranno a diffondersi.” Ma nella stessa giornata è arrivata una smentita ufficiale da parte del direttore esecutivo di Roscosmos per i programmi spaziali con equipaggio, l'ex-cosmonauta Sergej Krikalëv. Egli ha lasciato un commento alla Interfax nel quale afferma: “non abbiamo dati sulla presenza di crepe cieche nel modulo russo Zarya presso la Stazione Spaziale Internazionale. Non ho tali informazioni, ma continuiamo a lavorare," ha detto. Così ha commentato le informazioni apparse lunedì sulla presenza di crepe cieche nel modulo russo Zarya sulla ISS. "Anche se ci fossero crepe cieche, in questo caso è possibile volare e continuare a lavorare per altri 20 anni," ha detto Krikalëv. Secondo lui, è quindi possibile che "ci siano state delle crepe cieche fin dall'inizio, quando il metallo è stato lavorato".

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Nelle foto Vladimir Solovëv, a sinistra, Sergej Krikalëv . Crediti: Wikipedia/Twitter.

 Le 'crepe ciece' non sarebbero che scalfitture nello scafo e quindi non vere e proprie crepe, in quanto non raggiungono il lato esterno. In effetti non vi possono essere fughe d'aria da questo tipo di crepe.

 Nell'agosto dello scorso anno, era stata rilevata una perdita d'aria sulla ISS. L'equipaggio della stazione era riuscito a localizzarlo nella camera di transizione del modulo Zvezda. In ottobre i cosmonauti erano riusciti a trovare la prima crepa, di circa 4 cm, sigillandola con mezzi temporanei. Successivamente, il tasso di caduta di pressione sull'ISS era diminuito, ma la perdita era rimasta. A febbraio, un potente microscopio venne consegnato alla stazione per cercare altre perdite, assieme a del materiali per sigillarle. A marzo, l'equipaggio completò i lavori di riparazione e restauro del modulo, coprendo due crepe sulla ISS con del sigillante. Allo stesso tempo, un successivo controllo della tenuta del vano ha mostrato che la pressione continua a diminuire. A luglio, l'equipaggio della stazione ha riferito che la pressione nella camera isolata del modulo era scesa a 154 mm Hg. Roskosmos ha riferito che la caduta di pressione è prevedibile e l'equipaggio la mantiene a circa 200 mm Hg. Nell'ottobre 2020, Ivan Wagner, ingegnere di volo della navicella spaziale con equipaggio Soyuz MS-16, in relazione a una perdita d'aria sulla ISS a causa di una crepa nella stazione, aveva dichiarato che una delle possibili ragioni per la formazione della crepa erano gli oltre 20 anni di operatività della ISS. Il capo della Roscosmos, Dmitry Rogozin, ha riferito che circa l'80% delle apparecchiature del segmento russo della ISS ha esaurito le certificazioni e il costo della manutenzione, dopo il 2025, sarà paragonabile al costo della creazione di una nuova stazione. Nell'ottobre 2020, Vladimir Soloviev, direttore di volo del segmento russo dell'ISS, aveva affermato che gli specialisti della società prevedono "un cedimento simile a una valanga di numerosi elementi a bordo dell'ISS," dopo il 2025. A luglio, il consiglio scientifico e tecnico di Roskosmos ha riferito che la vita dell'ISS dovrebbe essere terminata entro il 2028, momento in cui una nuova stazione spaziale russa dovrebbe essere operativa. Ad agosto, Rogozin ha dichiarato a Interfax che nei prossimi mesi dovrebbe essere presa una decisione sul futuro del segmento russo.

 Insomma, concludendo, le nuove 'crepe' in effetti non lo sarebbero realmente, ma questo non toglie che i russi sono preoccupati per l'anzianità dei principali moduli , quelli da più tempo in orbita, e che vorrebbero utilizzare questa giustificazione per uscire, quanto prima, dal programma ISS. Però, in questo momento, la Russia non sembra avere i mezzi per realizzare, in così breve tempo, una propria stazione orbitale. Inoltre hanno appena inviato, e non ancora completamente attivato, il modulo più recente Nauka e sembrerebbe uno spreco, dopo tutto il tempo trascorso in attesa del lancio, non sfruttarlo che per pochi anni.