Scritto: Venerdì, 04 Dicembre 2020 02:35 Ultima modifica: Venerdì, 04 Dicembre 2020 05:36

Doppio lancio Sojuz


Il razzo vettore più longevo e di successo della Russia ha compiuto due missioni in appena 24 ore. La prima dalla Guiana Francese per Arianespace e la seconda da Plesetsk, in Russia, per il governo di Mosca.

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l decollo del razzo vettore Sojuz per la missione VS-24 dalla Guiana Francese. l decollo del razzo vettore Sojuz per la missione VS-24 dalla Guiana Francese. Credit: Arianespace

Dopo mesi di ritardi causati da problemi con il veicolo di lancio e dalla pandemia di coronavirus, un razzo russo Sojuz, dotato di stadio superiore Fregat, è decollato dal Sud America martedì notte ed ha consegnato il satellite di osservazione militare Falcon Eye 2, di costruzione francese, sull'orbita prevista dagli Emirati Arabi Uniti. Il lanciatore Soyuz ST-A, alimentato a cherosene ed ossigeno liquido, è decollato dal Centro Spaziale della Guiana, sulla costa nord-orientale del Sud America, alle 22:33 locali di martedì 1° dicembre (le 02:33 italiane di mercoledì 2 dicembre) con il satellite di ricognizione Falcon Eye 2 dell'esercito degli Emirati Arabi Uniti (EAU), una missione sviluppata congiuntamente dall'industria spaziale europea Airbus e Thales Alenia Space. Il razzo, di costruzione russa, è decollato dalla sua rampa di lancio nella Guyana francese grazie alle 400 tonnellate di spinta ed è rapidamente scomparso tra le nuvole sopra lo spazioporto tropicale. Il decollo è avvenuto dopo che i responsabili della missione avevano cancellato due precedenti tentativi di lancio, domenica e lunedì, a causa del maltempo nel primo caso e per un problema di ricezione della telemetria in una stazione di rilevamento a terra, nel secondo. Il Sojuz ha rilasciato in mare i suoi quattro booster del primo stadio a combustibile liquido, dopo circa due minuti dall'inizio del volo, mentre il razzo saliva a nord dal Centro spaziale della Guiana. I responsabili di Arianespace hanno confermato le buone accensioni del secondo e del terzo stadio del Soyuz, nel corso dei primi nove minuti della missione. Lo stadio superiore Fregat si è separato dal terzo stadio del vettore Sojuz ed ha eseguito un paio di accensioni del motore per posizionare il Falcon Eye 2 in un'orbita di trasferimento ellittica, quindi in un'orbita polare sincrona circolare a un'altitudine prevista di 611 chilometri. Lo stadio superiore Fregat ha compiuto queste manovre regolarmente ed ha rilasciato il satellite, quasi 59 minuti dopo il decollo, mentre volava sopra l'Australia.

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Rappresentazione artistica del Falcon Eye 2 in orbita. Credit: Emirates News Agency

Con una vita operativa prevista di 10 anni, il Falcon Eye 2 raccoglierà immagini ad alta risoluzione della superficie terrestre da inviare alle forze armate degli Emirati Arabi Uniti. Grazie alla copertura globale il satellite darà agli EAU una fonte indipendente di dati per l'utilizzo militare, di intelligence e di pianificazione strategica. I satelliti Falcon Eye sono stati realizzati sul design dei Pleiades francesi lanciati nel 2011 e 2012 ed hanno una risoluzione stimata di circa 70cm. I primi segnali dal satellite sono attesi, dal centro di controllo di Airbus di Tolosa, in Francia, per venerdì. Da quel momento inizieranno dieci giorni di test prima di passare il controllo agli ingegneri di Abu Dhabi. Il lancio del satellite Falcon Eye 2 arriva oltre un anno dopo che il suo gemello Falcon Eye 1 venne perso nell'incidente del razzo vettore europeo Vega. Dopo che gli Emirati decisero di far volare il secondo satellite su un Sojuz, il lancio avrebbe dovuto avvenire a marzo. Ma problemi tecnici con lo stadio superiore Fregat e poi gli inevitabili ritardi dovuti alla pandemia da Covid-19 costrinsero ad un rinvio fino a novembre.

Quello di martedì è stato il 24esimo volo di un Sojuz dalla Guiana Francese fin dall'ottobre 2011, ed il 12esimo del vecchio lanciatore russo quest'anno. Per Arianespace si è trattato dell'ottava missione del 2020 e ne rimangono ancora due, sempre di razzo Sojuz, da eseguire prima della fine dell'anno. Il primo è previsto per il 17 dicembre dal Cosmodromo di Vostochny per 36 satelliti della costellazione a larga banda OneWeb. Il secondo è per il satellite da osservazione ottica francese CSO 2, previsto il 28 dicembre dalla Guiana Francese.

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Il decollo del Sojuz-2.1b dal Cosmodromo di Vostochny con i tre Gonets-M. Credit: Roscosmos

Ma, per puro caso, appena 24 ore dopo si è avuto un altro lancio di un razzo Sojuz, questa volta dal Cosmodromo di Plesetsk. Tre satelliti per telecomunicazioni Gonets-M russi sono stati infatti lanciati giovedì 3 dicembre alle 4:14 ora di Mosca (le 2:14 italiane) dal Cosmodromo militare nella regione di Arcangelo, nel nord della Russia. Il razzo Sojuz-2.1b si è alzato nel cielo notturno diretto verso un'orbita inclinata di 82,5° sull'equatore. Il razzo, nei primi minuti di volo, si è liberato dei quattro booster, del primo stadio e dell'ogiva protettiva del carico utile. Il motore RD-0124 del terzo stadio stadio ha completato il suo ruolo prima di rilasciare lo stadio superiore Fregat. Questi ha quindi eseguito due accensioni per arrivare alla quota orbitale prevista di 1.500 km. La Roscosmos, l'agenzia spaziale russa, ha poi confermato che i tre satelliti per telecomunicazioni Gonets-M, ed un piccolo carico utile, del Ministero della Difesa russo si sono separati dallo stadio Fregat. Anche questa missione è stata dichiarata un successo e si è trattato quindi del 13esimo lancio di un vettore della famiglia Sojuz nel 2020. I ministri del governo russo e le autorità civili utilizzano i satelliti Gonets-M per l'invio di messaggi fra terminali mobili ed operatori fissi. Infatti Gonets, significa 'messaggero' in russo. I tre satelliti Gonets-M, ognuno pesante circa 280 kg, eseguiranno ora una serie di controlli orbitali prima di essere inseriti nella rete. La loro vita operativa è fissata in cinque anni.

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Nella foto di archivio un satellite Gonets-M mentre viene preparato per il lancio. Credit: Roscosmos

La flotta di satelliti Gonets viene utilizzata prevalentemente per la copertura delle regioni più a nord della Russia, dove non vi è copertura con i satelliti convenzionali. Con l'aggiunta di questi tre nuovi satelliti la flotta di Gonets-M raggiunge il numero di 15 veicoli. Un lancio a settembre, sempre con un razzo Sojuz, aveva portato altri tre Gonets-M in orbita, dando alla flotta ben sei nuovi veicoli in appena tre mesi. Il carico utile secondario lanciato con il razzo Sojuz era il nanosatellite ERA-1 per il Ministero della Difesa russo. Secondo la Roscosmos il piccolo satellite dovrà testare sistemi avanzati di controllo e navigazione.

 

Fonti:
Arianespace - https://www.arianespace.com/mission/soyuz-flight-vs24/
Parabolic Arc - http://www.parabolicarc.com/2020/12/03/soyuz-2-launches-three-gonets-m-communications-satellites/
SpaceflightNow - https://spaceflightnow.com/2020/12/02/soyuz-rocket-launches-emirati-reconnaissance-satellite-after-lengthy-delay/ 

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Letto: 126 volta/e Ultima modifica Venerdì, 04 Dicembre 2020 05:36
Massimo Martini

Sono appassionato di astronomia e di astronautica fin da quella notte del luglio 1969 quando, a poco più di sei anni, vidi i primi uomini mettere piede sulla Luna. La passione è cresciuta con gli anni e, sebbene non si sia trasformata in attività lavorativa, sono diventato un grande appassionato. Nel 1992, in pieno viaggio di Nozze, sono riuscito a trascinare persino la mia dolce metà al Kennedy Space Center per vedere il lancio del primo italiano nello spazio. Dal 2000 al 2017 ho realizzato e curato il sito astronautica.us che è stato sempre aggiornato ed il più possibile affidabile nelle informazioni. Purtroppo, per motivi personali sono stato costretto a chiudere il sito nel luglio 2017.
Sono stato, assieme a mia moglie, uno dei responsabili delle prime tre edizioni della convention 'AstronautiCON', che hanno visto anche la presenza di illustri ospiti nel campo astronautico. Al momento collaboro saltuariamente con la rivista del settore 'Spazio Magazine', attivamente con il sito aliveuniverse.today ed ho una rubrica fissa astronomica sul magazine locale 'Quello che c'è'.

www.astronautica.us | Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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