Scritto: Giovedì, 16 Luglio 2020 18:01 Ultima modifica: Venerdì, 17 Luglio 2020 04:58

Solar Orbiter apre gli occhi sul Sole!


Svelate oggi in una conferenza stampa le prime spettacolari immagini della sonda ESA/NASA, le aspettative non sono state deluse.

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Immagini del Sole riprese il 30 Maggio con lo strumento EUI nell'estremo ultravioletto. A destra un dettaglio con alcuni "mini-brillamenti" mai osservati prima Immagini del Sole riprese il 30 Maggio con lo strumento EUI nell'estremo ultravioletto. A destra un dettaglio con alcuni "mini-brillamenti" mai osservati prima Copyright: Solar Orbiter/EUI Team/ESA & NASA; CSL, IAS, MPS, PMOD/WRC, ROB, UCL/MSSL - Processing: Marco Di Lorenzo

 Della sonda, partita il 10 Febbraio da Cape Canaveral, aveva parlato ampiamente Elisabetta Bonora. Qui ricordiamo che l'osservatorio spaziale osserva la stella da un'orbita che sarà sempre più inclinata, in modo da vedere anche le regioni polari inaccessibili da Terra, e lo fa con una suite di strumenti di notevoli prestazioni. "Queste sono solo le prime immagini e possiamo già vedere nuovi fenomeni interessanti ",dice Daniel M'ller, Solar Orbiter Project Scientist dell'ESA. "Non ci aspettavamo risultati così importanti fin dall'inizio. Possiamo anche vedere come i nostri dieci strumenti scientifici si completano a vicenda, fornendo un quadro olistico del Sole e dell'ambiente circostante."

 Come illustrato nella infografica sottostante, Solar Orbiter trasporta sei strumenti di telerilevamento, o telescopi, che fotografano il Sole e l'ambiente circostante, e quattro strumenti "in situ" che monitorano l'ambiente intorno alla navicella spaziale. Confrontando i dati di entrambi i set di strumenti, gli scienziati otterranno informazioni sulla generazione del vento solare, il flusso di particelle cariche del Sole che influenza l'intero Sistema Solare. naturalmente, tali osservazioni verranno coordinate con quelle fatte da Terra e anche con quelle della sonda americana Parker.

SO suite1

Copyright: Solar Orbiter/SPICE Team; SWA Team; Team EUI/ ESA e NASA

 Nell'immagine sono esemplificati, in alto, i risultati ottenuti con due strumenti "in remoto": il disco del Sole ripreso da EUI (Extreme Ultraviolet Imager) e, a destra, il primo spettro catturato il 21 aprile da SPICE; quest'ultimo si riferisce ad una piccola regione dell'atmosfera solare a temperature di circa 50000 K e sono indicati gli elementi responsabili dell'emissione delle varie righe spettrali. In basso, invece, ci sono i risultati "in situ" dello strumento SWA Heavy Ion (HIS), con la composizione del vento solare l'11 maggio scorso. Il sensore è in grado di determinare, tra le altre caratteristiche, il rapporto tra l'energia di una particella rispetto alla sua carica e la sua velocità in base al tempo impiegato ad attraversare una distanza nota all'interno dello strumento.

 In particolare, lo strumento EUI ha scattato le immagini mostrate in apertura, utilizzando una lunghezza d'onda di 17 nanometri, dove è possibile osservare la corona solare a temperature di circa 1 milione di gradi. Il disco a sinistra è ripreso dalla sezione "Full Sun Imager" (FSI) ed in effetti anche il satellite SDO riprende immagini "full disk" in questa regione dell'ultravioletto estremo con ottimo dettaglio; qui però l'angolazione è differente e poi, grazie alla modalità di ripresa telescopica ad alta risoluzione HRIEUV  si ottengono dettagli inediti che hanno permesso di scoprire onnipresenti brillamenti solari in miniatura, soprannominati "campfires" ovvero fuoco da un campo di battaglia. Essi sono evidenziati dalle frecce nel collage qui sotto e le mini-eruzioni ad essi associate potrebbero contribuire a spiegare il grande enigma delle alte temperature della corona solare, come pure l'origine del vento solare.

SO campfires

Numerosi "campfire" identificati nelle immagini EUI ad alta risoluzione. -Copyright: Solar Orbiter/SPICE Team; SWA Team; Team EUI/ ESA e NASA

 Il 30 maggio, quando sono state riprese le immagini, Solar Orbiter era all'incirca a metà strada tra la Terra e il Sole, il che significa che era più vicino al Sole di qualsiasi altro telescopio solare sia mai stato prima. Questo ha permesso all'EUI di vedere le caratteristiche della corona solare di soli 400 km di diametro.

 L'aspetto unico della missione è che nessun altro veicolo spaziale è in grado di scattare immagini della superficie del Sole da una distanza così ravvicinata; infatti, anche se Parker Solar Probe si avvicinerà molto di più alla fotosfera, si limiterà a fare misure "in situ" e scattare fotografie della corona solare ma non della fotosfera o della cromosfera.

 Di seguito, un collage che mostra le "molte facce del Sole" viste da EUI.

SO manyfaces

Credits: Solar Orbiter/SoloHI Team; Squadra Metis; EUI Team/ESA e NASA

 Le immagini nella prima riga mostrano la corona solare in diversi momenti, sempre alla lunghezza d'onda ultravioletta di 17 nanometri (si noti lo spostamento della regione attiva luminosa dovuto alla rotazione solare). Le immagini rosse, scattate ad una lunghezza d'onda maggiore di 30 nanometri, mostrano la regione di transizione tra gli strati inferiore e superiore dell'atmosfera solare. In questa regione, che è spessa solo un centinaio di km, la temperatura aumenta di un fattore fino a 100 per raggiungere il milione di gradi della corona. In basso a sinistra viene mostrata anche la velocità di rotazione del Sole tramite effetto Doppler e il disco visibile.

 Per finire, un collage che mostra il Sole, la corona solare e la luce zodiacale ripresa da vari strumenti a bordo. La scala e le posizioni reciproche delle varie immagini sono rispettate. Il chiarore nella regione più esterna della corona (che come si vede ingloba anche Mercurio) è dovuto alla luce diffusa dagli elettroni nel plasma del vento solare (scattering).

SO corona

Credits: Solar Orbiter/SoloHI Team; Squadra Metis; EUI Team/ESA e NASA

 A sinistra, un mosaico composito di immagini a largo campo ottenute con l'Heliospheric Imager (SoloHI) il 5 giugno; c'è anche la luce spuria riflessa nello strumento dai pannelli solari. Sulla destra, un'immagine ottenuta il 21 giugno con lo strumento italiano Coronagraph dell'Orbiter Solare (Metis) che fornisce una vista della corona in luce visibile, coprendo distanze da 3,2 a 5,8 volte il raggio solare dal centro del Sole; al centro è stata inserita una vista del Sole ottenuta con EUI.

 

Riferimenti:
https://sci.esa.int/web/solar-orbiter/-/solar-orbiter-s-first-images-reveal-campfires-on-the-sun

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Read 294 times Ultima modifica Venerdì, 17 Luglio 2020 04:58
Marco Di Lorenzo (DILO)

Sono laureato in Fisica e insegno questa materia nelle scuole superiori; in passato ho lavorato nel campo dei semiconduttori e dei sensori d'immagine. Appassionato di astronautica e astronomia fin da ragazzo, ho continuato a coltivare queste passioni sul web, elaborando e pubblicando numerose immagini insieme al collega Ken Kremer. E naturalmente amo la fantascienza e la fotografia!

https://www.facebook.com/marco.lorenzo.58 | Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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