Il 20 dicembre 2019, alle 06:36 a.m. EST (le 12:36 italiane) un razzo vettore Atlas 5, della United Launch Alliance, è decollato dalla rampa 41 di Cape Canaveral, in Florida. Sulla sommità del razzo, per la prima volta, la nuova capsula riutilizzabile CST-100 Starliner della Boeing nel suo volo inaugurale chiamato OFT (Orbital Test Flight). L'obiettivo della missione, senza equipaggio a bordo, era quello di arrivare ad attraccare alla Stazione Spaziale Internazionale ISS in modo automatico, testando, per la prima volta, tutti i sistemi del nuovo veicolo spaziale USA.

 Dopo un perfetto lancio da parte del razzo Atlas 5, qui con una versione del secondo stadio Centaur mai utilizzata finora e dotata di due motori, la capsula è stata rilasciata nello spazio a T+12 minuti dal decollo.

 A T+31 minuti dal lancio la Starliner avrebbe quindi dovuto accendere i propri motori, posti nel modulo di servizio, per inserirsi nell'orbita che l'avrebbe portata al rendez-vous con la ISS. Infatti, i primi due stadi di Atlas 5, per rispettare la richiesta NASA di non superare i 3g di accelerazione al lancio per non stressare gli astronauti, non sono sufficienti per inserire lo Starliner in orbita. Al momento del rilascio della capsula dal secondo stadio la traiettoria è suborbitale, e servono quindi i quattro motori orbitali posti nel modulo di servizio (che hanno anche lo scopo di motori per l'aborto in volo in caso di problemi con il lanciatore) per raggiungere un'orbita stabile. L'accensione dei motori è prevista con una durata di circa 40 secondi e permette di inserire la capsula su un'orbita stabile. In caso contrario la capsula è destinata a ricadere verso l'atmosfera terrestre precipitando nell'Oceano Pacifico, ad est dell'Australia.

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II componenti principali della capsula CST-100 Starliner di Boeing. Credit: Boeing

 Invece, per una mancata sincronizzazione fra l'orologio MET (Mission Elapsed Time) di bordo con quello di Terra, l'accensione Orbit Insertion Maneuver prevista non è avvenuta. I tecnici della Boeing si sono resi conto del problema ed hanno tentato di inviare il segnale manuale alla capsula ma, proprio in quel momento, il collegamento diretto non era coperto dai satelliti TDRSS della NASA. A quel punto raggiungere l'orbita per arrivare alla ISS non era più possibile senza consumare tutto il propellente rimasto e quindi i responsabili Boeing e NASA hanno deciso di annullare l'arrivo alla stazione. Dopo aver eseguito un'accensione dei motori per stabilizzare l'orbita, è stato deciso che la capsula verrà fatta rientrare al primo momento disponibile per l'atterraggio nel deserto di White Sands, nel New Mexico. L'atterraggio è previsto per domenica alle 13:00 italiane.

 Poche ore dopo il lancio la NASA e la Boeing hanno fatto una conferenza stampa congiunta dove hanno spiegato l'accaduto ed evidenziato il fulcro del problema. Una più approfondita indagine sulle cause potrà essere iniziata una volta che i tecnici potranno mettere le mani sulla capsula. Ora il MET di bordo è sincronizzato e tutti i sistemi della capsula sono perfettamente funzionanti. Se l'obiettivo principale di OFT era quello di arrivare alla ISS, ne sono rimasti comunque molti altri secondari che le 48 ore nello spazio permetteranno di completare, compreso l'atterraggio, inusuale per gli USA, sul terreno con i paracadute e con l'aiuto di airbag.

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La capsula CST-100 in configurazione orbitale, in un'illustrazione artistica. Credit: Boeing

 Questo problema rende ora più difficile che il primo volo con equipaggio della CST-100 Starliner si svolga nei primi mesi del 2020, come previsto. Durante la conferenza stampa i responsabili hanno accennato che, forse, non è poi così necessario un nuovo OFT senza equipaggio ed hanno fatto intendere che, per accelerare i tempi, potrebbero procedere senza di esso.

 In fondo anche il primo volo orbitale dello Space Shuttle, STS-1 nel 1981, venne svolto con l'equipaggio a bordo.

 Al momento solo la Crew Dragon della SpaceX ha eseguito con successo, lo scorso aprile, un volo orbitale con attracco automatico alla ISS. Però, purtroppo, la stessa capsula, rientrata regolarmente alcuni giorni dopo, era esplosa inaspettatamente al suolo durante un test per i motori di aborto. Il problema era stato individuato da SpaceX e corretto ma, inevitabilmente, aveva costretto a rinviare il primo lancio con equipaggio, ora previsto nei primi mesi del 2020.

 Entrambi i fornitori del servizio commerciale con equipaggio per la NASA, Boeing e SpaceX, sono anni in ritardo con l'inizio dei voli, per problemi dovuti a varie cause, ultime anche quelle con i paracadute, che però ora paiono superate.

 La NASA, dalla fine dei voli Space Shuttle, nel luglio 2011, si affida alle capsule Sojuz russe, pagando i sedili per far arrivare i propri astronauti alla Stazione Spaziale Internazionale ISS, e questo è poco lusinghiero per la prima potenza spaziale del mondo.

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Nell'illustrazione le varie fasi dell'atterraggio della capsula CST-100 Starliner della Boeing Credit: Boeing

 

Fonti:

NASA: https://www.nasa.gov/press-release/nasa-statement-on-boeing-orbital-flight-test

SpaceflightNow: https://spaceflightnow.com/2019/12/20/boeing-crew-capsule-falters-after-launch-from-cape-canaveral/

NASASpaceflight: https://www.nasaspaceflight.com/2019/12/starliner-mission-shortening-failure-successful-launch/