"Abbiamo dimostrato che la maggior parte del gas che era presente nell'atmosfera di Marte si è persa nello spazio", ha dichiarato nel comunicato Bruce Jakosky, ricercatore principale della missione.

I dati hanno rivelato che il Pianeta Rosso ha perso il 65% di argon atmosferico originariamente presente.

Oggi, l'acqua liquida non è stabile sulla superficie di Marte ma molte sono le prove che testimoniano la presenza passata di grandi bacini e fiumi: alcuni minerali rinvenuti dai rover ed osservati dall'orbita possono formarsi solo in presenza del fluire dell'acqua liquida per lunghi periodi. Comprendere cosa sia successo all'atmosfera del pianeta è perciò fondamentale per conoscere la sua evoluzione climatica: quali fattori lo hanno trasformato da un ambiente potenzialmente abitabile al posto freddo e desertico che conosciamo?

Ci sono molti modi in cui un pianeta può perdere la sua atmosfera: ad esempio, alcune reazioni chimiche possono bloccare il gas nelle rocce o gli strati superiori possono essere erosi dal vento solare della stella madre del sistema planetario. Ed è questo quello che deve essere successo a Marte, dove il vento solare e le radiazioni del giovane Sole hanno innescato potenti processi di erosione.
"E' probabile che la vita microbica fosse esistita sulla superficie di Marte", si legge nel report, "ma quando il pianeta si è raffreddato e prosciugato, questa si sarebbe spinta sotto terra o confinata in rare oasi superficiali".

Jakosky e la sua squadra hanno ottenuto il nuovo risultato misurando la presenza nell'atmosfera di due diversi isotopi di argon, un "gas nobile" che non può reagire chimicamente o rimanere intrappolato nelle rocce ma può essere rimosso solo tramite un processo fisico innescato dal vento solare, chiamato "sputtering".

Considerando i due isotopi, il più leggero tende a sfuggire facilmente nello spazio lasciando l'atmosfera arricchita dell'isotopo più pesante.
La squadra perciò ha misurato l'abbondanza relativa dei due isotopi nell'atmosfera superiore e sulla superficie del pianeta per calcolare la frazione di argon andata persa. Tale informazione è stata poi utilizzata per stimare la fuga di altri atomi e molecole, tra cui il biossido di carbonio (CO2), che è il maggior costituente dell'atmosfera marziana. L'evoluzione di questo gas nella storia del pianeta è di grande interesse perché è in grado di generare un efficiente effetto serra che può trattenere il calore e riscaldare l'ambiente.
"Abbiamo stabilito che anche la maggior parte della CO2 è stata persa nello spazio per sputtering", ha detto Jakosky.

Il team ha prodotto la stima utilizzando i dati dell'alta atmosfera marziana raccolti dal Neutral Gas and Ion Mass Spectrometer (NGIMS) di MAVEN e le misurazioni dalla superficie del Sample Analysis at Mars (SAM) a bordo del rover Curiosity.