Scritto: Mercoledì, 06 Maggio 2015 15:58 Ultima modifica: Giovedì, 07 Maggio 2015 15:39

Eseguito con successo il test di Crew Dragon


La capsula della SpaceX destinata al trasporto degli astronauti ha compiuto il Pad Abort Test a Cape Canaveral.

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Eseguito con successo il test di Crew Dragon Credit: SpaceX

Con un rombo improvviso, che ha scosso una tranquilla mattinata nuvolosa a Cape Canaveral, in Florida, gli otto motori a razzo SuperDraco di cui è dotato il veicolo spaziale Crew Dragon della SpaceX si sono accesi sparando la capsula alta nel cielo. Erano esattamente le 9 del mattino in Florida quando, all'apertura della finestra di lancio prevista, è avvenuto il Pad Abort Test di SpaceX.

Durante i minuti precedenti il test, sia dal versante del meteo che da quello tecnico, non erano stati riscontrati problemi e il conto alla rovescia è sfilato liscio fino a T-0. In una nuvola di vapore, dovuto al sistema di allagamento della rampa di lancio SLC-40, i motori SuperDraco si sono accesi. La capsula della SpaceX, con sotto agganciato il cosiddetto 'trunk', è partita verso il cielo virando leggermente in direzione del mare. In pochi secondi i motori a razzo hanno bruciato le quasi due tonnellate di idrazina e protossido d'azoto accelerando il veicolo da 0 a 500 metri in appena 5 secondi. Dopo l'accensione, durata circa 5 secondi, i motori SuperDraco si sono spenti come previsto e il veicolo ha proseguito per inerzia per altri 15 secondi fino a raggiungere una quota di 1.500 metri. A questo punto il 'trunk' è stato sganciato e la capsula, dopo pochi secondi, ha dispiegato i due paracdute di frenata e stabilizzazione.  Una volta che questi piccoli paracadute hanno raddrizzato e frenato la capsula sono usciti i tre paracaduti principali che, aprendosi, hanno ulteriormente rallentato la discesa della capsula fino all'ammaraggio avvenuto un minuto dopo.

La capsula Crew Dragon appena separata dal trunk

La capsula Crew Dragon appena separata dal trunk
Credit: SpaceX

Dalle prime impressioni sembra che il test si sia svolto regolarmente anche se non vi sono ancora dichiarazioni ufficiali da parte dei responsabili di SpaceX. Alcuni appassionati, osservando il test, sembra abbiano notato un ammaraggio più vicino alla riva di quanto previsto. Anche la fase di spinta è sembrata, ad alcuni, meno potente di quello che era stato dichiarato prima del test.

Questo però non toglie il fatto che la sequenza degli eventi si sia svolta come previsto e senza nessun problema tecnico a dimostrazione della validità del progetto della compagnia californiana.

Ma in che cosa si differisce questo rivoluzionario sistema di fuga rispetto a quelli utilizzati finora?
I precedenti sistemi di aborto al lancio (come quelli delle Apollo, delle Soyuz e persino della prossima Orion) vengono propulsi da un razzo montato sulla sommità del veicolo spaziale. Durante un'emergenza, il motore posto sulla sommità della torre si accende nel giro di pochi secondi ed essenzialmente porta il veicolo spaziale lontano, verso la salvezza. Questo può funzionare mentre il veicolo spaziale si trova sulla rampa di lancio o nei primi minuti dell'ascesa, ma una volta che il veicolo raggiunge una certa quota, il sistema non è più utilizzabile e deve essere sganciato.

Il sistema di aborto al lancio della SpaceX, invece, è integrato direttamente nel veicolo spaziale. Questo permette a Crew Dragon di avere una capacità di fuga dal momento del lancio dalla rampa fino all'arrivo in orbita.

Crew Dragon appeso ai paracadute che lo portano verso l'ammaraggio

Crew Dragon appeso ai paracadute che lo portano verso l'ammaraggio
Credit: SpaceX

Invece di una torre razzo montata separata sulla sommità del veicolo spaziale, il sistema di aborto al lancio della SpaceX è dotato di otto motori razzo SuperDraco inseriti direttamente nelle pareti della capsula Crew Dragon. I SuperDraco sono in grado di produrre 54 tonnellate di spinta assiale in meno di un secondo, col risultato di trasportare il veicolo spaziale Crew Dragon a quasi 100 metri in 2 secondi e più di mezzo chilometro in appena 5 secondi. Pensate che la spinta totale degli otto motori SuperDraco è quasi il doppio di quella del razzo Redstone che portò nello spazio il primo astronauta americano della NASA, Alan Shepard, il 5 maggio 1961.

A bordo del veicolo spaziale vi era un manichino. Lo scopo del manichino è quello di raccogliere dati delle forze (carichi gravitazionali) che verranno sperimentati all'interno del veicolo spaziale. Questi, assieme ai dati raccolti dal veicolo saranno di aiuto per assicurare che i membri dell'equipaggio possano sopportare questo ambiente durante un evento reale (che speriamo tutti, mai si verifichi) di aborto del lancio.

E ora che cosa accadrà? A seconda di come si è svolto il test di aborto sulla rampa, la SpaceX condurrà un test di aborto in volo. Con il test di aborto in volo, verrà testato lo stesso sistema di fuga, ma stavolta durante un lancio reale e nel momento di massimo stress dinamico del veicolo. Sia il test di aborto in rampa che quello in volo sono prove difficili, ma i dati raccolti saranno la chiave per sviluppare uno dei più sicuri e affidabili veicoli spaziali che abbiano mai volato.

La SpaceX, assieme alla Boeing con il suo CST-100, sono state scelte dalla NASA per fornire il trasporto degli astronauti verso la Stazione Spaziale Internazionale (ISS) a partire dal 2017. In questo modo verrà posta fine alla dipendenza, iniziata con il pensionamento dello Space Shuttle nel 2011, dalle capsule Soyuz della Russia.

Fonti:
- http://www.nasaspaceflight.com/2015/05/dragon-2-pad-abort-leap-key-spacex-test/
- http://spaceflightnow.com/2015/05/06/spacex-crew-capsule-completes-dramatic-abort-test/

Read 2014 times Ultima modifica Giovedì, 07 Maggio 2015 15:39
Massimo Martini

Sono appassionato di astronomia e di astronautica fin da quella notte del luglio 1969 quando, a poco più di sei anni, vidi i primi uomini mettere piede sulla Luna. La passione è cresciuta con gli anni e, sebbene non si sia trasformata in attività lavorativa, sono diventato un grande appassionato. Nel 1992, in pieno viaggio di Nozze, sono riuscito a trascinare persino la mia dolce metà al Kennedy Space Center per vedere il lancio del primo italiano nello spazio. Dal 2000 al 2017 ho realizzato e curato il sito astronautica.us che è stato sempre aggiornato ed il più possibile affidabile nelle informazioni. Purtroppo, per motivi personali sono stato costretto a chiudere il sito nel luglio 2017.
Sono stato, assieme a mia moglie, uno dei responsabili delle prime tre edizioni della convention 'AstronautiCON', che hanno visto anche la presenza di illustri ospiti nel campo astronautico. Al momento collaboro saltuariamente con la rivista del settore 'Spazio Magazine', attivamente con il sito aliveuniverse.today ed ho una rubrica fissa astronomica sul magazine locale 'Quello che c'è'.

www.astronautica.us | Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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