La presenza di polveri a quote comprese tra i 150 ed i 300 chilometri sopra la superficie è un fenomeno che finora non è stato previsto dai modelli atmosferici del Pianeta Rosso, anche se ultimamente alcune foto scattate nel 2012, che ritraevano una curiosa formazione al limite dell'atmosfera superiore, hanno fatto molto discutere ed ancora rimangono irrisolte. L'origine e la composizione di queste particelle al momento non è nota, spiega la NASA nel comunicato ma, assicura, "non c'è alcun pericolo per le navicelle in orbita".

"Se la polvere proviene dall'atmosfera, questo suggerisce che non stiamo considerando qualche processo fondamentale", ha detto Laila Andersson del Laboratory for Atmospherics and Space Physics (CU LASP) presso l'Università del Colorado.

La nube è stata rilevata dal Langmuir Probe and Waves (LPW), che fa parte della suite Particles and Fields (P & F) a bordo della sonda, ed è rimasta presente per tutto il tempo di osservazione. Ancora non è chiaro, quindi, se si è trattato di un fenomeno temporaneo o di lunga durata, anche perché, a parte LPW, nessun altro strumento l'ha rilevata.

Dall'altra parte l'Imaging Ultraviolet Spectrograph (IUVS) è riuscito ad osservare quelle che gli scienziati hanno chiamato "Christmas lights", per cinque giorni, poco prima del 25 dicembre 2014.
MAVEN ha visto un bagliore esteso nell'emisfero settentrionale di Marte a lunghezze d'onda ultraviolette, molto simile alle "Luci del Nord" della Terra, causate dall'interazione di particelle cariche di origine solare con la ionosfera terrestre.

Marte: mappa delle aurore

Credit: University of Colorado

Dalla mappa delle rilevazioni aurorali di IUVS, qui sopra, noterete che le aurore marziane non si sviluppano in corrispondenza dei poli come avviene sulla Terra: non avendo un campo magnetico locale, si formano in corrispondenza degli "ombrelli magnetici" locali. Per questo motivo, inoltre, gli elettroni possono colpire direttamente l'atmosfera producendo aurore molto energetiche che riescono a penetrare in profondità:
"la cosa particolarmente sorprendente è quanto vanno profondità nell'atmosfera, molto più in profondità di quanto accade sulla Terra o altrove", ha detto Arnaud Stiepen del team IUVIS dell'Università del Colorado. "Gli elettroni devono essere davvero energici", ha aggiunto.

La fonte delle particelle energetiche sembra essere comunque il Sole.
Il Solar Energetic Particle (SEP), che fa sempre parte del pacchetto P & F, ha rilevato infatti un enorme aumento di elettroni nel momento in cui sono comparse le aurore.

I risultati sono stati presentati al 46ª Lunar and Planetary Science Conference.