Il rover Opportunity, veterano su Marte, era riuscito a riprendere la cometa con la PanCam circa due ore e mezzo prima del massimo avvicinamento, mentre un po' di delusione c'è stata per Curiosity che ha avuto meno fortuna.

Il Mars Reconnaissance Orbiter (MRO) della NASA, che già aveva ripreso il nucleo della cometa con la fotocamera High Resolution Imaging Science Experiment (HiRISE), ha osservato Siding Spring anche con il Reconnaissance Imaging Spectrometer for Mars Compact (CRISM).

Siding Spring CRISM (MRO)

Credit: NASA/JPL-Caltech/JHUAPL

CRISM ha acquisito la prima immagine, quella a sinistra, alle 18:16 UTC del 19 ottobre, appena 11 minuti prima del massimo avvicinamento al pianeta, quando la cometa si trovava a 141.000 chilometri di distanza.
La seconda foto, a destra, è stata acquisita 37 minuti più tardi: Siding Spring che stava viaggiando a 55 chilometri al secondo aveva già attraversato un terzo del cielo marziano.

La scala del frame di sinistra è di circa 4 chilometri per pixel, mentre quello di destra di circa 5 chilometri per pixel.
Entrambi sono stati migliorati in colore e luminosità.

Queste immagini mostrano la parte interna della nuvola di polveri più vicina al nucleo che, tuttavia, considerate le modeste dimensioni (circa 1 chilometro di diametro), non è stato risolto dalla fotocamera.
Qui di seguito, un'elaborazione di Marco Di Lorenzo che evidenzia le regioni della chioma.

Siding Spring CRISM - Marco Di Lorenzo

Credit: NASA/JPL-Caltech/JHUAPL - Processing:  Marco Di Lorenzo / Ken Kremer – kenkremer.com

CRISM ha osservato la cometa in 107 diverse lunghezze d'onda in ogni pixel ma, in queste immagini, ne sono state utilizzate solo tre per ottenere il colore.
L'atmosfera cometaria risulta piuttosto variopinta e i ricercatori ritengono che queste variazioni nella chioma possano dipendere dalle proprietà della polvere, dalla granulometria e dalla composizione. La risposta probabilmente arriverà solo dopo un'analisi completa di tutti gli spettri ottenuti.

Ovviamente, non poteva mancare all'appello il Mars Atmosphere and Volatile Evolution (MAVEN) che, appena arrivato in orbita marziana, ha avuto la sua grande occasione per fare scienza, ottenendo la seguente vista in ultravioletto dell'idrogeno che circonda la cometa.
L'Ultraviolet Imaging Spectrograph (IUVS) ha ripreso Siding Spring il 17 ottobre, da 8,5 milioni chilometri.

Siding Spring - MAVEN

Credit: NASA/Laboratory for Atmospheric and Space Physics/Univ. of Colorado

L'immagine mostra la luce del Sole diffusa dall'idrogeno atomico, generato dalla rottura delle molecole di acqua per interazione con la luce ultravioletta, indicato in blu in questa rappresentazione in falsi colori.
La foto finale è stata ottenuta da due osservazioni combinate, dopo aver rimosso il segnale in primo piano dovuto alla luce solare diffusa dall'idrogeno presente nell'atmosfera di Marte.

Quella che segue è una elaborazione de-pixellizzata di Marco Di Lorenzo.

Siding Spring - MAVEN Marco Di Lorenzo

Credit: NASA/Laboratory for Atmospheric and Space Physics/Univ. of Colorado - Processing:  Marco Di Lorenzo / Ken Kremer – kenkremer.com

MAVEN ha rilevato idrogeno fino a 150.000 chilometri di distanza dal nucleo della cometa (pari quasi alla distanza del massimo avvicinamento della cometa a Marte) ed è probabile che i gas abbiano colpito e disturbato l'atmosfera del pianeta.

Non ci resta, quindi, che attendere altri dati e soprattutto rimane ancora da scoprire se Mars Express dell'ESA e l'orbiter indiano MOM hanno centrato le loro osservazioni.