Per dimostrare questa possibilità, Lubin ed il suo team Experimental Cosmology Group studieranno il laser come mezzo per alimentare i voli spaziali.
Il programma, chiamato Directed Energy Propulsion for Interstellar exploratioN (DEEP-IN), ha ricevuto supporto e finanziamenti anche dall'Innovative Advanced Concepts della NASA, la sezione che ha lo scopo di sviluppare tecnologia all'avanguardia.

"Una delle sfide dell'umanità è quella di esplorare altri sistemi solari", ha detto Lubin. "Grazie al recente lavoro sulla fotonica su scala wafer, possiamo ora combinare queste tecnologie e consentire un approccio realistico per l'invio di sonde oltre in nostro Sistema Solare".

Phil LubinL'obiettivo finale del team è quello di utilizzare piccole navicelle per aumentare ed integrare l'attuale raggio di azione dei telescopi terrestri e spaziali.

La chiave di riuscita del progetto, secondo Lubin, è realizzare un valido dispositivo di propulsione, che dovrebbe utilizzare il fascio di energia prodotto dalla pressione dei fotoni per spingere il veicolo spaziale, e sonde ultra leggere. Una tecnologia, modulare e scalabile, che consentirebbe quasi quelle velocità relativistiche necessarie per il volo interstellare e che potrebbe essere sfruttata anche all'interno del nostro Sistema Solare o per difendere la Terra dagli asteroidi.

"Anche se non è adatto per ogni veicolo spaziale, questo approccio apre radicalmente la strada a nuove possibilità", ha aggiunto Lubin. "Il progetto è un passo verso la prima missione interstellare".